Gli Usa: «Castro ha ormai pochi mesi di vita»

Negroponte è sicuro che la sua fine sia vicina

Fidel Castro sta per morire, parola dei servizi segreti Usa, che certo in passato non sempre si sono mostrati affidabili. Ma questa volta ad affermarlo non è una delle tante veline anonime passate alla stampa Usa, ma il capo della National Intelligence Usa, in persona. «Tutto indica che il presidente cubano non ne ha ancora per molto, parliamo di mesi, non di anni», ha dichiarato John Negroponte in un incontro con la Washington Post. E a sostegno della propria tesi ha fatto notare che il Líder Máximo non compare in pubblico da 49 giorni. L’ultima volta fu il 28 ottobre, quando le autorità de l’Havana diffusero un video per smentire le voci della sua morte.
Secondo la versione ufficiale Castro si sta riprendendo dall’operazione all’intestino dello scorso 31 luglio. «Sta meglio e potrà presto a tornare a svolgere le sue funzioni» ha assicurato l’ambasciatore presso la Santa sede, Raul Roa-Kuri, nel tentativo di smentire l’Amministrazione Bush. «Pensava di essere già guarito ad inizio di dicembre, ma la fase di recupero è stata più lunga del previsto». Comunque, «non ha un cancro», men che meno alla stadio terminale, come pensano gli Stati Uniti. Sarà, ma nell’ultimo filmato appariva molto debole, ben lontano dalla guarigione.
E in questi 49 giorni ha mancato tutti gli appuntamenti, tra cui uno, il due dicembre, a cui teneva moltissimo: i festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno abbinati a quelli per il cinquantesimo anniversario della Rivoluzione. Era previsto che assistesse alla parata militare. Ma non si è visto e le grandiose celebrazioni sono state presiedute dal fratello Raùl, che da 4 mesi e mezzo lo sostituisce al vertice del Paese.
Quel giorno però il capo dello Stato ad interim non ha fatto alcun riferimento a Fidèl; anzi, ha annunciato la sua disponibilità ad avviare negoziati con Washington «per mettere fine alla storica contesa con Cuba». Una svolta, peraltro respinta da Bush, ma inattesa e che ha offerto il pretesto a una delegazione del Congresso Usa per organizzare una visita di tre giorni all’Avana, iniziata ieri. Composta da deputati sia repubblicani che democratici, mira ad ottenere da Bush un allentamento delle sanzioni ed è la più ampia tra quelle che finora si erano recate sull’isola retta da un regime comunista.
Il regime sta mentendo ed è bastato attendere 24 ore per ottenere un nuovo indizio: il tre dicembre ha sorpreso tutti il messaggio di congratulazioni che il leader «convalescente» ha inviato all’amico Hugo Chavez per la sua rielezione in Venezuela. Poche parole stringate, contrariamente ai suoi consueti, retorici, prolissi discorsi. E inviate per iscritto. Nessuna telefonata. Se è davvero così in forma perché non si è complimentato a voce?
Inutile cercare risposte ufficiali: a l’Avana la malattia di Castro continua ad essere coperta dal segreto di Stato. E a Washington ormai si pensa al dopo. Con qualche timore. Proprio tre giorni fa il governo della Florida ha riunito al Broward County Convention Center di Miami, quattrocento funzionari incaricati di gestire l’emergenza cubana. Il governo americano prevede scenari caotici quando morirà il Líder Máximo. Scontri nelle strade de l’Havana tra polizia militare e folle di dimostranti, esodo via mare dall'isola verso la Florida, che teme di dover affrontare lo sbarco di migliaia di persone. O, al contrario, di dover frenare la «gioia scomposta» degli esuli cubani, che potrebbero lanciarsi verso l'isola a bordo di imbarcazioni improvvisate e dunque non in grado di assicurare una traversata sicura. Molti di loro potrebbero essere armati nel tentativo di lanciare un’insurrezione contro Raul.
Di certo, in queste ore a l’Avana prevale la calma. Nonostante la censura, la gente capisce che Castro è agli sgoccioli. La pubblicazione nei giorni scorsi di un cd con i suoi 998 discorsi più celebri è sembrata una commemorazione più che un tributo. La gente per strada s’interroga. «La tv difficilmente parla di lui e quando lo fa è come se fosse già morto», si è lasciato andare un giovane, parlando con un giornalista della Reuters nell’isola. «Il silenzio sta preparando il Paese alla sua scomparsa», ha aggiunto un passante. Nessuno pubblicamente osa ancora criticarlo. «I cubani lo amano e vogliono sapere cosa non va», giura una donna. Troppe spie per le strade, meglio non rischiare.
Ma i notabili più vicini al potere sanno o perlomeno capiscono. Castro non ha nemmeno incontrato il Premio Nobel per la Letteratura Gabriel García Márquez, che nei giorni scorsi era a Cuba. I due sono grandi amici. Se nemmeno per lui si sono aperte le porte dell’ospedale vuol dire che Fidel è davvero in condizioni disperate.