Gli Usa cercano già il nuovo nemico

L’inglese Alfred Tennyson, barone e poeta, diceva che «non ha amici l’uomo che non ha nemici». E probabilmente la massima vale anche per gli Stati, soprattutto quando sono superpotenze. Tanto che, come ha detto il capo della Cia Leon Panetta, «chiunque sarà» il successore di Osama Bin Laden al vertice di Al Qaida, «sarà il numero uno della nostra lista». Per parte sua Eric Holder, ministro della Giustizia dell’amministrazione Usa, ha annunciato che grazie ai computer sequestrati nel compound dove è stato ucciso Bin Laden ad Abbottabad, gli Stati Uniti aggiorneranno al più presto la lista dei criminali più ricercati, aggiungendo una serie di nomi. Ma il primo posto della lista gli americani lo lasciano decidere ai vertici di Al Qaida orfani del capo. Sarà il medico egiziano Ayman al Zawahiri? O lo yemenita Anwar al-Aulaqi o il il saudita-americano Adnan el Shukrijumah? Oppure l’altro egiziano Saif al Adel (attualmente agli arresti domiciliari in Iran), il pakistano-californiano Adam Gadhan o il «cassiere» dell’organizzazione Abdullah Ahmed Abdullah, egiziano anche lui? Al Zawahiri «sta arrivando molto velocemente in cima alla lista» dei nemici degli Stati Uniti, ha detto Panetta, ma «dal momento che sono impegnati a decidere chi dovrà sostituire bin Laden, penso che avremo l’opportunità di continuare a colpirli mentre sono in confusione e discutono».
Tuttavia, nel caso in cui riescano ad azzerare Al Qaida prima che si riprenda dalla botta di Abbottabad gli Stati Uniti possono facilmente pescare un nuovo nemico pubblico numero uno nella lista dei criminali non terroristi.
Vediamola. Al primo posto c’è il messicano 56enne Joaquin Guzman Loera detto El Chapo, più o meno il Tappo: secondo la rivista Forbes è fra i 50 uomini più potenti del mondo, secondo Cia, Fbi e altre svariate intelligence a stelle e strisce è lo spietato e pericolosissimo capo di un cartello di narcotrafficanti dall’orizzonte globale. Al secondo posto c’è l’indiano Dawood Ibrahim, leader di una rete criminale chiamata D-Company che secondo l’Interpol sarebbe in contatto con Al Qaida e che avrebbe collaborato con gli organizzatori degli attentati di Mumbay del novembre del 2008. Il podio mondiale è completato dall’ucraino Semion Mogilevich, boss dei boss della mafia russa che era stato arrestato dalla polizia di Mosca nel 2008 per evasione fiscale e rilasciato l’anno successivo. È ricercato negli Stati Uniti per una truffa da 150 milioni di dollari.
Buon quarto si piazza Matteo Messina Denaro da Castelvetrano (Trapani) detto Diabolik. Quarantanove anni da una settimana, amante delle belle donne e del lusso, anche secondo gli americani è il capo indiscusso di Cosa nostra essendo succeduto a Bernardo Provenzano, arrestato cinque anni fa. Mentre il quinto posto se l’è conquistato, commerciando armi, droga e auto rubate nell’Asia ex sovietica, l’uzbeko Alimzhan Toktakounov.