Usa, chi può battere Obama?Tutti concentrati sull'IowaAltra gaffe di Cain sulla Libia

Un sondaggio vede Romney come l'unico in grado di battere Obama in un testa a testa. Dibattito sui valori religiosi e la famiglia. Cain tentenna sulla politica estera

S'infiamma il dibattito negli Stati Uniti, in attesa dell'inizio della corsa per le primarie. Il primo appuntamento sarà in Iowa il 3 gennaio. Nel piccolo Stato (meno di 3 milioni di abitanti) il cui nome trae origine da una tribù dei nativi americani - gli Iowa, un ceppo Sioux - si terranno i caucus. Non sono primarie vere e proprie, aperte a tutti. Nei caucus militanti e simpatizzanti di un partito si ritrovano, giudicano i candidati e scelgono i delegati per la convenzione della contea. Poi, a salire, si arriva fino ai delegati dello Stato e, quindi, all'indicazione del candidato vincitore. Al di là dei tecnicismi il voto in Iowa, inizialmente snobbato da Mitt Romney (un candidato può scegliere dove concentrare le proprie forze, e Romney aveva deciso di non correre rischi in un luogo a lui ostile), sta assumendo una grande importanza. Forse perché segnerà uno spartiacque: da lì in avanti si farà sul serio. E partire bene, inutile nasconderlo, fa comodo a tutti. Il New York Times titola: "Romney si sposta in Iowa, gioca per vincere rapidamente". Tre anni fa da quelle parti spopolò Mike Huckabee. Ora non c'è più e, in mancanza di personalità forti, Romney potrebbe farcela. Ma deve faticare, e non poco visto che gli ultimi sondaggi lo danno al terzo posto (16,3%), dietro a Cain (24%) e Ron Paul (20,4%).

In un dibattito tenutosi proprio in Iowa, organizzato da un gruppo cristiano ultra tradizionalista, hanno tenuto banco i valori morali e quelli della famiglia. Romney e Huntsman, mormoni, non hanno preso parte al confronto. Gli altri candidati, a turno, hanno raccontato le loro vicende umane, più o meno tristi. Gingrich ha parlato dei suoi passati problemi di alcol. Cain ha ricordato la sua malattia (un cancro al colon), sconfitta grazie anche al supporto della moglie. Santorum, infine, ha fatto cenno alla grave malattia che ha colpito uno dei suoi figli. Lacrime ed emozioni. Niente economia. Un modo di fare politica che vuol toccare cuori e sentimenti. Tutti hanno concordato sul fatto che il presidente degli Stati Uniti debba adoperarsi per modellare i cambiamenti sociali, riflettendo l'eredità giudaico-cristiana. Si è sottratto alla tesi dominante Ron Paul, secondo il quale "il ruolo del governo non è quello di modellare la società e il popolo ma quello di preservare la libertà".

Herman Cain, intanto, torna a occuparsi di politica estera, terreno scivoloso per lui. In un incontro con la stampa a Orlando, in Florida, ha avuto cinque minuti di forte imbarazzo affrontando il tema Libia. Rispondendo a un giornalista si è posto delle domande: "Sono a favore del fatto di sostenere l’opposizione? Sono d’accordo con l’idea che Gheddafi dovesse andare via? Sono d’accordo con il fatto di avere un paese con i talebani e al Qaeda che è parte del governo?". Insomma, al di là della retorica per l'ex manager della pizza a Tripoli attualmente governano i talebani. Anche se l'uomo della strada può pensarlo lui, candidato alla Casa Bianca, potrebbe prima chiedere a qualcuno della Nato se è d'accordo con questa tesi. E vedere cosa gli risponde...

In un commento al vetriolo il Washington Post scrive che il partito repubblicano si è "palinizzato". Non è un complimento quello dell'editorialista Kathleen Parker (premio Pulitzer 2010): vuol dire che nel Gop ormai prevalgono, salvo rare eccezioni, fondamentalismo nelle argomentazioni e ignoranza sui temi più caldi (non solo in politica estera). L'impressione generale è che alla fine a risolvere i problemi dell'America sarà Dio. Pensarlo non è peccato, questo sì. Ma basarci una campagna elettorale forse è un po' troppo...

Tornando ai sondaggi, è interessante quello pubblicato sul Michigan dal Detroit Free Press. L'attenzione è posta sui confronti diretti tra Obama e tre candidati repubblicani. Solo in un caso l'attuale presidente soccombe, contro Romney (41% a 46%). Nelle altre sfide virtuali, contro Gingrich e Cain, Obama vincerebbe (45% a 40%, nel primo caso, 50% a 36% nel secondo caso). Freddi numeri, dirà qualcuno. Ma il Michigan, così come Detroit, la capitale dell'auto a stelle e strisce, di certo è molto più importante del piccolo Iowa.