Gli Usa: colpa anche dell’Italia le vittime civili in Afghanistan

La Casa Bianca boccia la conferenza internazionale voluta dalla sinistra radicale e invita il nostro Paese a impiegare i soldati in zone di combattimento

Gli Stati Uniti bocciano una nuova conferenza internazionale sull’Afghanistan, fortemente voluta dalla sinistra radicale italiana e invitano ad abolire i caveat, ovvero le restrizioni sull’impiego dei nostri soldati in zone di combattimento, per ridurre il tragico bilancio di vittime civili. Non ha avuto peli sulla lingua Richard Boucher, segretario di Stato americano aggiunto con delega all’Asia centrale e meridionale, che ieri ha incontrato i giornalisti all’ambasciata Usa a Roma.
Boucher ha partecipato alla conferenza sulla giustizia in Afghanistan, appena conclusa, al posto del segretario di Stato Condoleezza Rice. Un chiaro segnale diplomatico che gli Stati Uniti appoggiano l’iniziativa italiana, ma non mandano il numero uno della loro diplomazia. In ogni caso il numero due si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. «Non credo serva un’altra conferenza per la riconciliazione, la riconciliazione è iniziata con l’elezione a presidente afgano di Hamid Karzai - ha puntualizzato Boucher -. Serve piuttosto andare avanti con le riforme economiche, con la sicurezza, la giustizia, l’istruzione e la sanità».
L’idea di una conferenza di riconciliazione con la partecipazione dei Paesi limitrofi, come il Pakistan e l’Iran era un cavallo di battaglia della sinistra italiana. I più radicali proponevano addirittura di invitare i talebani «moderati», anche se non si capisce bene chi siano. Alla fine il ministro degli Esteri Massimo D’Alema si è inventato la conferenza sulla giustizia, un palliativo per tenere buoni gli alleati più riottosi. Iacopo Venier, responsabile Esteri dei comunisti italiani (Pdci), già nei giorni scorsi si era chiesto che fine avesse fatto l’idea della conferenza internazionale.
Alfredo Mantica, vicepresidente di An della Commissione Esteri al Senato, ha colto la palla al balzo delle dichiarazioni di Boucher per ribadire che «la conferenza internazionale sull’Afghanistan, più volte proposta dal governo italiano e che è servita da pretestuoso alibi alla sinistra per giustificare la sua ambigua politica ha ricevuto a Roma il colpo di grazia». Boucher non si è tirato indietro neppure sullo spinoso tema delle perdite civili a causa dei raid aerei della Nato. «Tutti i paesi dovrebbero rimuovere i caveat», ha spiegato il segretario aggiunto riferendosi alle restrizioni operative, che riguardano anche il contingente italiano in Afghanistan. In pratica i nostri soldati non possono essere impiegati nella zona meridionale, dove inglesi, canadesi e olandesi combattono duramente contro i talebani. Secondo Boucher, «l’impiego più flessibile delle truppe sul campo» sarebbe una manna per i comandanti sul terreno e «aiuterebbe l’efficacia delle operazioni». Ovvero, più truppe impegnate nelle zone ostiche, permetterebbero di ridurre gli interventi aerei e i bombardamenti che sempre più spesso provocano perdite fra i civili. Alla domanda se anche l’Italia deve dimostrare più «flessibilità» rimuovendo i caveat, il rappresentante Usa ha risposto che «tutti i Paesi (Nato) dovrebbero eliminare le restrizioni».
Ieri anche il generale tedesco Bruno Kasdorf, riferendosi alle vittime civili in Afghanistan, ha spiegato che «con un numero maggiore di forze e mezzi potremmo stanare più facilmente il nemico e procedere più accuratamente all’impiego delle armi».
Nel frattempo dall’Afghanistan giungono notizie allarmanti. Sei soldati canadesi sono stati uccisi, assieme a un interprete afghano, dallo scoppio di una trappola esplosiva nella zona meridionale del Paese. Un cittadino tedesco, invece, è stato rapito nella provincia di Farah, sotto controllo italiano. Dall’ambasciata di Germania a Kabul non hanno reso noto il nome, ma avevano fatto sapere che non si tratta di un militare, di un cooperante o di un giornalista.
Ghulam Dastageer Azad, il governatore della provincia di Nimroz, che ha confermato la notizia, ha invece sostenuto che il tedesco si era presentato come giornalista anche a un centro di ricostruzione provinciale della Nato. Secondo il sito di Der Spiegel si tratterebbe di un uomo d’affari, che non si sa cosa facesse nelle aree più pericolose dell’Afghanistan.