Usa contro Roma: "Noi non negoziamo con i terroristi, D'Alema non informò la Rice"

Scoppia la crisi diplomatica. L'amministrazione Bush attacca Prodi e D'Alema per le modalità della liberazione di Mastrogiacomo. La telefonata a Condoleeza. Il ministro degli Esteri: "Non mi pento di aver salvato il giornalista. Non abbiamo né trattato né liberato alcuno". La Cdl: "Rifinanziamento della missione a rischio". Casini: "Voteremo sì, ma senza autosufficienza il governo si dimetta"

Roma - La crisi diplomatica esplosa per le modalità di rilascio di Daniele Mastrogiacomo, approfondisce il solco fra governo Prodi e amministrazione Bush. Lo scambio tra giornalista e cinque prigionieri talebani è stato pesantemente condannato da americani, inglesi e altri alleati. E la Farnesina, imbarazzata, parla di "iniziativa inaspettata" da parte di Washington. Ma se sempre dagli Usa arriva un'altra doccia fredda per Prodi e D'Alema: gli Stati Uniti hanno detto oggi che il segretario di stato Condoleeza Rice "non era a conoscenza dell'accordo fatto tra il governo italiano e quello afghano" per la liberazione del giornalista, al momento della cena lunedì sera a Washington con il ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack, durante il briefing odierno, ha affermato che "la preoccupazione degli Stati Uniti è ovvia: abbiamo persone potenzialmente molto pericolose rimesse il liberta. Noi non negoziamo con i terroristi e raccomandiamo agli altri di non farlo", ha sottolineato il portavoce del Dipartimento di stato. Mentre sulla telefonata avvenuta nel pomeriggio fra D'Alema e la Rice, non filtrano per il momento notizie. Ma il ministro degli Esteri ribadisce: "Non mi pento di aver salvato la vita a Mastrogiacomo". D'Alema ha confermato di avere avuto un colloquio telefonico oggi pomeriggio con il segretario di Stato Usa, dopo le critiche americane. "Non è la prima volta che gli Stati Uniti criticano chi ha un atteggiamento diverso" sulla questione degli ostaggi, ha osservato il vicepremier durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta. "Noi non abbiamo trattato con nessuno ma attraverso un'associazione umanitaria abbiamo ricevuto una lista di persone, nè abbiamo liberato nessuno, perchè non erano nostri prigionieri, ma abbiamo trasmesso la lista al governo afgano, che ha ritenuto queste persone non così pericolose da non essere liberate", ha aggiunto D'Alema rispondendo alle critiche sulle trattative con i talebani. Il vicepremier ha poi aggiunto: "Di fronte a rischi il governo fornirà alle forze armate in Afghanistan tutti i mezzi che esse riterranno necessari per la sicurezza dei nostri militari e la sicurezza del territorio", una valutazione sarà fatta assieme allo Stato maggiore delle forze armate. Il capo della Farnesina ha riferito anche di aver proposto a Condoleezza Rice di «discutere in sede Nato regole e modalità di comportamento cui attenersi in questo tipo di situazioni».

E si fanno sentire sul quadro politico interno le critiche americane sulla gestione del rapimento e sulle modalità del suo rilascio. In particolare "le limitanti" regole di ingaggio dei soldati italiani denunciate dalla anonima fonte del governo di Washington, hanno indotto gli esponenti politici dell'opposizione a mettere in forse il voto al rifinanziamento della missione in Afghanistan. "Non possiamo votare a favore, perché non c'è nulla che è approvabile - ha dichiarato l'ex ministro della Difesa Antonio Martino - .È molto meglio ritirare del tutto le nostre truppe che offenderne la dignità sostenendo che i nostri soldati non sono in grado di combattere".

Perplessità condivise da Carlo Giovanardi, Udc, secondo cui "serve una profonda riflessione", anche in vista del voto al Senato per il rifinanziamento. Anche se il suo partito è ancora orientato ad approvare, con la maggioranza, il decreto ma, ha spiegato, dopo la reazione negativa degli Usa per le modalità di rilascio del giornalista italiano si deve riflettere sulla natura della missione, sui rapporti con gli alleati. Diverso l'atteggiamento di Pierferdinando Casini, sempre Udc, a suo parere un voto favorevole al Senato è "un atto dovuto". «La gestione del governo è stata molto negativa. Si sono verificate incongruenze, disfunzioni, improvvisazioni che hanno la nostra più severa critica. Addirittura il segretario dei Ds ha proposto che i talebani partecipassero alla conferenza di pace. Questo la dice lunga - ha proseguito Casini - sull'improvvisazione e sul dilettantismo di una sinistra che sta facendo gravi guasti al Paese». Casini affronta poi il problema della votazione del decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all'estero . «Se non ci sarà autosufficienza il governo dovrà prenderne atto e dimettersi. Il voto sul decreto è scontato, non si può pensare di far rientrare dal mattino alla sera 8mila soldati italiani tra Afghanistan, Kosovo, Albania e Libano, sarebbe pura irresponsabilità».

Di tutt'altro tono il commento del presidente della Camera, Fausto Bertinotti che respinge le critiche statunitensi sulla vicenda: "Io mi sento orgoglioso di vivere in un Paese dove le istituzioni e il governo riescono a realizzare, in maniera coesa, una trattativa e salvare una vita umana". Intanto è atteso per oggi un chiarimento telefonico tra il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ed il segretario di stato Usa, Condoleezza Rice.

L'imbarazzo della Farnesina E in attesa del "chiarimento", la presa di posizione del Dipartimento di Stato americano sulle modalità della liberazione di Mastrogiacomo è giunta a sorpresa alla Farnesina, ma risponde alla tradizionale linea di Washington riguardo i rapimenti e non compromette in alcun modo la collaborazione tra le forze Nato in Afghanistan. È stato il portavoce del ministero degli Esteri, Pasquale Ferrara, a chiarire la posizione dell'Italia dopo la sortita di una fonte degli uffici di Condoleezza Rice. «Confermo che si tratta di uno sviluppo avvenuto nelle ultime ore e successivo al colloquio tra il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e la Rice», ha detto Ferrara che ha parlato di «iniziativa inaspettata». Tuttavia, sebbene non fosse stata «preannunciata», si tratta «di posizioni che non rappresentano una novità: è la conferma della linea tradizionale che le autorità Usa hanno sempre avuto in materia di presa di ostaggi e di modalità di rilascio». La posizione, ha insistito, «è nota in tutti i teatri, Iraq incluso». Tuttavia, sebbene vi possano essere «sensibilità diverse» questo «non compromette l'eccellente collaborazione tra le forze alleate in Afghanistan, che continua nella stessa direzione e con la stessa intensità di sempre», ha aggiunto.

Fini: il sì di An al rifinanziamento non è scontato Il sì di An al rifinanziamento della missione in Afghanistan "non è scontato". Lo dice il presidente di An, Gianfranco Fini, secondo cui il governo ha "perso ogni credibilità in politica internazionale". Fini ha sottolineato che la "perdita di credibilità del governo" si è evidenziata anche "nella gestione della vicenda Mastrogiacomo". In Afghanistan, secondo l'ex ministro degli Esteri, sul terreno le cose sono cambiate e i nostri soldati si trovano a dover fronteggiare una situazione spesso drammatica con mezzi e regole d'ingaggio insufficienti. "Perfino l'Olanda ci ha criticato - ha concluso Fini - e questo è paradossale per un paese che doveva rilanciare l'Europa".

Deputati azzurri per il "no" scrivono a Berlusconi Una lettera per invitare Silvio Berlusconi a schierarsi apertamente. Ovvero a dire che "questo decreto non si può votare". È stata scritta oggi da alcuni deputati di Forza Italia ed è stata votata quasi da tutto il gruppo azzurro. I parlamentari invitano l'ex presidente del Consiglio a non dire sì al rifinanziamento della missione in Afghanistan semplicemente "perché la situazione è cambiata. Noi siamo e saremo sempre amici degli americani - si legge nel preambolo -, ma non possiamo acconsentire ad una missione che, in questi termini, non garantisce la sicurezza dei nostri soldati".