Gli Usa creano meno posti lavoro Euro oltre 1,29

da Milano

L'euro ha passato ieri la soglia degli 1,29 dollari, raggiungendo il massimo dalla metà di maggio contro il dollaro nelle battute finali della seduta, in seguito ai dati sul mercato del lavoro Usa che sono risultati inferiori alle previsioni. In chiusura l'euro era scambiato a 1,2927 dollari contro 1,2802 di giovedì e il dollaro valeva 111,55 yen contro 112,57 della seduta precedente. L'economia americana ha creato 75mila nuovi posti di lavoro in maggio, ma gli economisti se ne attendevano circa 170mila. Inoltre il dato dei mesi precedenti è stato rivisto al ribasso: in aprile sono stati creati 126mila posti anziché 138mila e in marzo 175mila anziché 200mila. Se si considerano i tre mesi consecutivi, il calo della crescita economica è evidente. In compenso il tasso di disoccupazione è calato dal 4,7% al 4,6%, quando il consensus pensava a un dato stabile. Questi dati, secondo i cambisti, rendono molto meno probabile un ulteriore aumento dei tassi Usa nella riunione di fine giugno, capovolgendo l'impressione fin qui prevalente. La probabilità di rialzo dei tassi ora viene data al 50%, con la Fed divisa tra il tenere sotto controllo l'inflazione e il frenare ulteriormente una crescita che già rallenta. «Inizialmente è un fattore negativo per il dollaro. Penso che davvero consolidi la prospettiva che le autorità monetarie aspetteranno di vedere altri dati e magari attenderanno fino ad agosto», ha detto Ken Landon, senior currency strategist a Jp Morgan a New York. Il dato sull’occupazione Usa ha avuto ripercussioni anche sulle Borse. Wall Street, che era partita bene, ha ritracciato dopo che gli ultimi dati sull'occupazione, sotto le attese, hanno dipinto un quadro contrastante sui tassi di interesse e sull'economia americana. Se da un lato, infatti, i numeri sul mercato del lavoro hanno alimentato le speranze su una pausa del ciclo di rialzi dei tassi da parte della Fed, dall'altro un rallentamento dell'economia ha effetti negativi sui risultati aziendali, spiegano i trader. E anche le Borse europee hanno chiuso contrastate sulla scia dell’altalena americana. Il tono debole del mercato è stato favorito anche dal balzo delle quotazioni del greggio intorno a 71,60 dollari al barile, spinto dalle notizie di nuovi attacchi agli impianti in Nigeria. Anche la ripresa delle tensioni iraniane ha contribuito a tenere alte le quotazioni.