Usa, cresce ancora il mercato del lavoro

Dopo il rallentamento provocato dagli uragani, il mercato del lavoro statunitense ha ritrovato un passo di crescita sostenuto, creando nel mese di novembre 215mila nuovi posti di lavoro. Un risultato leggermente superiore alle attese (gli analisti indicavano in 210mila unità il contributo alla crescita occupazionale) che è servito al presidente George W. Bush per sottolineare il buono stato di salute dell’economia e i 4,5 milioni di impieghi dell’ultimo biennio. «Vi è ogni ragione per essere ottimisti per il futuro», ha detto Bush. Il segretario al Tesoro, John Snow, richiamando uno dei temi clou affrontati ieri a Londra dal presidente della Fed, Alan Greenspan, ha tuttavia riconosciuto l’urgenza di procedere con un taglio della spesa per contenere il disavanzo federale e ha ricordato l’impegno dell’amministrazione Bush sul fronte della riforma fiscale. Quanto al mercato del lavoro, sono state riviste al ribasso sia la crescita di settembre (da più 17mila a meno 8mila), sia quella di ottobre (da 56mila a 44mila), mentre in novembre il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5% (ciò è dovuto al diverso metodo di rilevazione rispetto alle statistiche relative alla nuova occupazione). A questo proposito, Bush ha ricordato come un tasso al 5% sia inferiore alla media degli anni ’70, ’80 e ’90 e ha ricordato l’espansione messa a segno dal Pil (più 4,3%) nel terzo trimestre nonostante gli uragani e gli alti prezzi dei carburanti. Per tutti questi motivi, «abbiamo ogni ragione per essere ottimisti: se si pensa alle diverse notizie, dalla crescita dell’occupazione alla frenata dell’inflazione, dallo stato di salute del mercato immobiliare alla crescita degli investimenti aziendali e delle spese per consumi, l’orizzonte economico è certamente il migliore da molto tempo a questa parte».