Usa, crollano i licenziamenti

da Milano

Il mercato del lavoro Usa è da tempo in ottima salute. Merito di un ciclo economico solido che non ha finora fatto pesare più di tanto alle aziende il peso crescente dei tassi e aiutato a rimuovere il periodo buio dello sfoltimento degli organici, quando la parola d’ordine era contenere i costi, ristrutturare. George W. Bush sarà anche al minimo dei consensi popolari, ma gli americani non dovrebbero manifestare particolari preoccupazioni per quanto riguarda la situazione occupazionale. Lo conferma l’indagine di Challanger Gray & Christmas, il «termometro» più autorevole per verificare le condizioni del mercato del lavoro. Ebbene, secondo l’ultima rilevazione il numero dei licenziamenti decisi dalla Corporate America nel mese di maggio è sceso del 10% rispetto ad aprile, per un totale di 53.716 unità. La società di ricerca evidenzia come il mese scorso sia stato il periodo con il minor numero di personale in esubero dal novembre 2000. In quel mese i lay off ammontarono a 44.142mila unità. «Il taglio dei licenziamenti è chiaramente una conseguenza della forza dell'economia - spiega John Challenger, presidente della società di ricerca - tale crescita attestatasi al 5,3% nel primo trimestre dell'anno sta alimentando il mercato del lavoro e la sicurezza del posto».
Il maggior numero di lavoratori non sta tuttavia avendo ripercussioni sulla produttività americana, cresciuta nel primo trimestre del 3,7%, leggermente al di sotto delle stime degli analisti (più 3,9%), ma superiore al 3,2% che rappresentava l’indicazione delle stime preliminari diffuse un mese fa.