Usa, la disoccupazione cresce fino all'8,1% Obama: "Dati atroci"

Il tasso di disoccupazione degli
Stati Uniti balza all’8,1%: livelli
più alti dal 1983 (<strong><a href="/video.pic1?ID=1240">guarda il video</a></strong>). Il mercato del lavoro ha perso 651
mila posti. <strong><a href="/a.pic1?ID=333854">A piazza Affari un altro giorno di passione</a></strong>: il Mibtel chiude a -3,78%. A Wall Street General Motors affonda (-30%) tornando ai minimi del 1933

Milano -I listini europei rimbalzano dopo il dato sulla disoccupazione Usa. I 651mila posti di lavoro persi, che hanno spinto il tasso di disoccupazione all’8,1%, sono in linea con le attese degli analisti e la notizia è stata accolta positivamente dai mercati. Anche se il tasso di disoccupazione sale ai massimi dal dicembre 1983. Dall’inizio della recessione nel dicembre 2007 gli Usa hanno perso complessivamente 4,4 milioni di occupati, di cui più della metà negli ultimi 4 mesi. "Sono dati atroci", ha commentato il presidente Usa, Barack Obama.

Ai livelli del 1983 Il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è balzato all’8,1% nel mese di febbraio, sui livelli più alti dal 1983, con il mercato del lavoro che ha perso 651 mila posti. Entrambe le cifre sono peggiori delle attese degli analisti e il rapporto del Dipartimento del Lavoro mostra che gli americani continuano ad essere travolti da un’ondata di licenziamenti. La perdita netta registrata in febbraio, infatti, giunge dopo una dato che è stato persino peggiore nei due mesi precedenti, con una perdita di 681 mila posti a dicembre e 655 mila a gennaio. Con la recessione che sta compromettendo vendite e profitti, le aziende stanno apportando tagli al personale a un ritmo preoccupante, cercando altri sistemi per abbassare i costi, come ad esempio riducendo le ore lavorative, congelando gli stipendi o abbassando l’ammontare dei soldi in busta paga. Anche gli altri paesi hanno i loro problemi economici e questo si riflette sulle spese dei clienti, sia statunitensi che all’estero, sempre meno spinti a mettere mano al portafogli.

La recessione americana Dall’inizio della recessione, a dicembre 2007, l’economia statunitense ha perso l’impressionante cifra di 4,4 milioni di posti di lavoro, più della metà dei quali negli ultimi quattro mesi. I datori di lavoro sono sempre più restii ad assumere, il tasso di disoccupazione è pertanto salito ancora, all’8,1% dal 7,6% di gennaio. Si tratta del livello più alto da dicembre 1983, quando si attestò all’8,3%. Il numero di disoccupati è così salito a 12,5 milioni. Il numero di persone costrette a lavorare part time per "motivi di tipo economico" è cresciuto di 787 mila unità a 8,6 milioni. Si tratta di persone che vorrebbero lavorare full time e che invece si sono viste ridurre le ore lavorative oppure che non sono riuscite a trovare un lavoro a tempo pieno. Nel frattempo a febbraio la settimana lavorativa si è attestata in media a 33,3 ore, eguagliando il minimo record stabilito a dicembre.

I settori colpiti dalla crisi La crisi del mercato del lavoro riguarda quasi tutti i settori. Le società di costruzioni hanno tagliato 104 mila posti. Le fabbriche hanno lasciato a casa 168 mila persone. Le società di vendite al dettaglio hanno ridotto il personale di quasi 40 mila unità. L’industria dei servizi aziendali e professionali ha perso 180 mila posti, di cui 78 mila nelle sole agenzie di lavoro interinale. Gli istituti finanziari hanno perso 44 mila dipendenti. Il settore del turismo e dell’intrattenimento ha visto una perdita di 33 mila posti. Le uniche aree risparmiate sono state quelle dei servizi all’istruzione e per la salute, come pure il settore governativo, i cui tassi di occupazione sono aumentati il mese scorso. La perdita di posti di lavoro, unita alla crisi immobiliare e alla perdita di benessere dei nuclei familiari, ha inevitabilmente costretto i consumatori a ridurre le spese, spingendo di conseguenza le aziende a ridurre la forza lavoro per risparmiare. È un ciclo vizioso nel quale tutti i problemi dell’economia si alimentano l’uno con l’atro, peggiorando la situazione, avvitando la spirale al ribasso.

I tagli annunciati in settimana Nuovi tagli sono stati annunciati anche questa settimana. General Dynamics ha riferito che ridurrà il personale di 1.200 posti, in parte a causa del calo delle vendite di jet privati e aziendali, che hanno costretto l’azienda a tagliare la produzione. Riduzioni del personale sono state annunciate anche dalla società di difesa Northrop Grumman e da Tyco Electronics, che produce strumenti elettronici, sistemi per la telecomunicazione subacquea e apparecchiature wireless. Il paese è stretto nella morsa contemporanea della crisi immobiliare, della crisi del credito e finanziaria, la peggiore dalla Grande Depressione, negli anni trenta. E non sembra esserci alcuna via d’uscita, secondo gli economisti, che possa favorire un rapido recupero. Nel tentativo di trascinare il paese fuori dalla recessione, il presidente Barack Obama ha lanciato un pacchetto di misure da 787 miliardi per rilanciare l’economia, che comprenderà tagli fiscali e un incremento delle spese federali, un piano multimiliardario per salvare le travagliate banche del paese e uno sforzo economico da 75 miliardi per aiutare le famiglie a rispettare i pagamenti dei loro mutui e mantenere quindi la propria casa. Anche nel più ottimista dei casi, quello in cui le risorse stanziate porteranno gli effetti desiderati, la recessione finirebbe alla fine del 2009, con il tasso di disoccupazione che è previsto in rialzo sino almento al 9% quest’anno.

I dati della Fed La Federal Reserve, infatti, ritiene che il tasso di disoccupazione rimarrà su livelli elevati almeno fino al 2011. Secondo gli economisti il mercato del lavoro potrebbe anche non tornare alla normalità, ovvero ad un tasso di disoccupazione del 5%, prima del 2013. Le aziende non torneranno ad assumere nuovo personale fino a che non saranno certe di un recupero dell’economia. Economia che ha subito una contrazione del 6,2% negli ultimi tre mesi del 2008, il peggior risultato in un quarto di secolo e che probabilmente continuerà a deteriorarsi nei primi sei mesi dell’anno. In un intervento tenuto davanti al Congresso, il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che gli ultimi inidicatori economici indicano "pochi segnali di miglioramento", e che "le condizioni del mercato del lavoro potrebbero essere ulteriormente peggiorate nelle ultime settimane". 

Obama: "Dobbiamo agire" "Abbiamo la responsabilità di agire ed è quello che faremo", ha detto il presidente americano, Barack Obama, assicurando che "non ripeterà le stesse politiche che ci hanno portato in questa situazione". Obama si è inoltre detto in "disaccordo" rispetto a coloro che sostengono che il governo sta assumendo un ruolo troppo grande. "Questo paese non ha mai risposto a una crisi facendo lo spettatore e sperando per il meglio", ha affermato Obama spiegando come i dati sull’andamento dell’occupazione dimostrano come il governo debba continuare ad agire in modo "coraggioso" sull’economia.

New York in picchiata Come a Wall Street, dove l’indice Dow Jones è precipitato al 4,09%, il livello più basso dal 1997, anche gli investitori giapponesi sono stati spaventati da una potenziale liquidazione di Gm. Il titolo della casa automobilistica di Detroit è scivolato sotto la soglia dei 2 dollari, lasciando sul terreno il 15% circa, dopo che il rapporto annuale consegnato dai vertici dell’azienda alla Sec (la Consob americana) ha sollevato forti dubbi sulla capacità di proseguimento nelle normali operazioni di produzione. Il gruppo ha già ricevuto 13,4 miliardi di dollari dal governo americano ed avrebbe bisogno di prestiti per almeno 30 miliardi per cercare di superare la crisi.

GM crolla: -30% General Motors sempre più giù in Borsa: il titolo cede il 30% rivedendo i minimi da 75 anni, cioè dall’aprile del 1933.