Usa, duello dei vice a Biden ma Palin rinata

Confronto televisivo tra i numeri due di McCain e Obama. I primi sondaggi incoronano Biden ma &quot;riabilitano&quot; la governatrice dell'Alaska che si è dimostrata più sicura di sé<br />

Washington - C'è il materiale per una nuova parodia al veleno del Saturday Night Live, il programma satirico di Nbc che da settimane prende in giro Sarah Palin, la candidata repubblicana alla vice presidenza, come una "debuttante" della politica. Ma questa notte, a Saint Louis, la Palin ha evitato di coprirsi di ridicolo, nel dibattito con il rivale democratico Joe Biden, un veterano con 35 anni di esperienza a Washington. Non solo. Sebbene i sondaggi non siano d'accordo, sembra che l'opinione pubblica americana abbia preferito la vice di McCain al numero due dei Democratici.

Il discorso della Palin Nessun clamoroso svarione, la governatrice dell'Alaska è parsa sicura di sé, sorridente, con gli occhi sempre rivolti alla telecamera e l'intenzione di "parlar chiaro agli americani". Ha sorpreso in positivo, ma a dar retta ai primi sondaggi, non le è bastato: Biden ha stravinto agli occhi degli spettatori che hanno seguito il duello in tv. Secondo l'emittente Cnn, per il 51% degli spettatori il democratico ha avuto la meglio, contro il 36% di Palin. Ancora più netto il verdetto del sondaggio a caldo della Cbs: su un campione di elettori indipendenti: Biden ha ottenuto il 46% dei consensi contro il 21 della nuova stella del partito repubblicano.

I risultati di Biden Il senatore del Delaware ha vinto perché ha saputo esibire esperienza e umanità (la voce gli si è fermata in un singhiozzo parlando della moglie e della figlia morte in un incidente stradale) è apparso schietto e, soprattutto, non ha commesso nessuna delle sue proverbiali gaffe. La Palin, anche se in buona serata, è stata punita dalle troppe domande lasciate senza risposta, dal tono delle frasi studiate a tavolino e snocciolate con verve ma spesso fuori contesto, pur di far passare il messaggio. Miele per i repubblicani, che hanno ritrovato la loro beniamina, ma non abbastanza per convincere gli scettici che non la considerano pronta per la Casa Bianca.

L'opinione dei media "Sarebbe un buon ministro del territorio nel governo McCain, ma non il vice presidente", ha stoccato il Pulitzer Carl Berstein, il decano del Washington Post che, insieme a Bob Woodward, firmò lo scoop del Watergate. La Palin doveva scrollarsi di dosso l’immagine di dilettantismo, che ha spinto molti conservatori a chiederle addirittura di rinunciare alla candidatura. E forse è riuscita a fermare l’emorragia di credibilità, almeno fino alla prossima intervista. La strategia? Ha fatto l’impossibile per rivolgersi alla gente comune, parlando d’altro quando la moderatrice faceva domande ostiche, come il collasso di Wall Street. La maniera migliore per misurare la crisi dell’economia, ha detto, è leggere la "paura" negli occhi delle madri che a bordo campo guardano i figli giocare a calcio. La sua crisi dei mercati è semplificata, omogeneizzata, a portata di americano qualunque: dopo tutto a Wasilla, la minuscola città dell’Alaska che l’ha eletta sindaco "c’è una Main Street", non una Wall Street. È una come tanti, la Palin: non legge i giornali, non sa di cosa si sia occupata la corta suprema al di là dell’aborto, di finanza ci capisce poco. Che male c’è? "Forse non so rispondere alle domande come vorrebbero i giornalisti o i miei avversari - ha detto - ma io parlo chiaro direttamente agli americani", ha detto.

Il "nuovo" volto della Palin È una Palin diversa dalla quella delle interviste di Katie Couric su Cbs, la politica inesperta senza parole e tutta gaffe, spaventata, curva sulle spalle. Assomiglia piuttosto alla Palin che ha stregato la convention di Saint Paul. "Abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo e di diverso a Washinton - continua - è questa la ragione per la quale dobbiamo eleggere un 'maverick' come McCain". Un cane sciolto, non un clone del presidente George W. Bush come a tutti i costi cercano di bollarlo i democratici "ossessionati dal passato: è ora di piantarla". Biden non ci casca, non contrattacca, segue la sua strada: "Il passato a volte è un prologo del futuro: McCain seguirà la stessa via di Bush". Scende nei dettagli, difende Obama sul suo primato nell’opporsi alla guerra in Iraq, nel lamentare la necessità di intervenire sulla crisi dei mutui subprime. Parla la lingua dei dettagli, la lingua del Congresso. Ma parla con passione e non commette errori: evita il tono di superiorità che talvolta assume nei dibattiti, non corregge la rivale quando sbaglia. È il Biden di sempre, ma senza le gaffe che lo hanno reso famoso, senza il sarcasmo, tabù nei dibattiti. Ha fatto in fin dei conti quel che doveva: è uno dei guru della politica estera americana e lo ha confermato. È un figlio di operai, il senatore più povero del Congresso, uno in grado di parlare direttamente ai colletti blu dell’america profonda, ai bianchi degli Appalachi, che guardano a Barack Obama con un misto di scetticismo e sospetto. La scommessa dei democratici è che Palin si sarebbe inciampata da sola. Lo ha fatto mettendo senza volere l’accento sulla sua inesperienza: "Da quanto tempo faccio questo lavoro? Da appena cinque settimane", ha detto con una risata. E poi ci sono le due, tre, quattro volte di fila in cui alle domande non ha risposto, ma ha cambiato discorso. Con il target dei repubblicani Palin ha certamente fatto centro, non ha imbarazzato McCain, e ha zittito chi la ritiene un danno più che un asset per il ticket repubblicano. D’ora in poi però potrebbe rinunciare alle interviste e concentrarsi sui comizi, leggendo un testo preparato e senza contradditorio: "Mi piace rispondere alle domande difficili - ha detto - ma mi piace farlo senza il filtro dei media ufficiali, che vogliono imporre la loro versione dei fatti, io voglio parlare alla gente".

Il prossimo appuntamento La tradizione vuole che il dibattito dei vice presidenti non sposti neppure un voto, a meno di clamorosi svarioni. Non ce ne sono stati, la palla torna a Obama e McCain che si sfideranno in diretta televisiva di nuovo la settimana prossima.