Usa e Russia uniti contro la nuova minaccia: l’islam

Obama e Medvedev, con il trattato di Praga, riducono gli arsenali
nucleari ma lanciano un avvertimento al fondamentalismo. D’ora in poi
gli sforzi militari saranno rivolti a neutralizzare la "voglia di bomba
atomica" in Iran e nei Paesi arabi

Russia e Stati Uniti firmano a Praga il trattato New Start per il disarmo nucleare spinti da un comune sentire: entrambi vogliono risparmiare sui costi di mantenimento e rinnovamento degli arsenali strategici, entrambi devono spendere per modernizzare le forze convenzionali, entrambi temono la minaccia della proliferazione della «bomba islamica», che porterebbe molti altri Paesi a cercare di cautelarsi dotandosi a propria volta di armi nucleari: a partire da Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. La minaccia fondamentalista (Al Qaida, i ceceni) ora è un problema comune sia agli Usa che alla Russia: entrambi devono concentrare su questo fronte gli sforzi militari. Per non parlare della situazione nel Pacifico causata dalle bombe di Pyongyang. Il mondo rischia davvero di avvicinarsi all'orrore di una guerra nucleare se non si inverte rotta.

Tagliando il numero delle testate strategiche a 1.550 per parte rispetto alle 2.200 consentite dal trattato Sort, firmato da Bush e Putin a Mosca nel 2002 e imposto da Bush alla Russia, in termini strategici cambia per poco. E il numero di 700 vettori operativi, tra missili basati a terra, missili su sottomarini e bombardieri che ciascuna parte può mantenere è comunque molto elevato. È più che sufficiente a garantire ad entrambe le parti un «secondo colpo» da olocausto, in caso di conflitto nucleare globale.

Ma Mosca e Washington con il New Start danno un segnale positivo per sostenere gli sforzi contro la proliferazione nucleare, in particolare quella iraniana e rilanciano il trattato contro la proliferazione nucleare, l'Npt, che rischiava di risultare irrilevante. L'Iran continua per la sua strada, ma il disarmo delle superpotenze lo mette sempre più nell'angolo e rende più difficile alla Cina continuare a proteggerlo di fronte al Consiglio di sicurezza Onu.

Si gettano poi le basi per ulteriori riduzioni degli arsenali che, nella speranza americana, dovranno riguardare non solo le bombe da «fine del mondo», quelle strategiche, ma anche le più piccole (si fa per dire) bombe nucleari tattiche. Delle quali la Russia ha ancora migliaia di esemplari, esposte in qualche misura al rischio di «furto» o peggio.

Il New Start offre alla Russia un modo elegante per rinunciare a mantenere in piedi un deterrente nucleare eccessivo, tanto più visto che diversi programmi di ammodernamento, ad esempio quello relativo al missile balistico navale Bulava, collezionano insuccessi a ripetizione, mentre mancano i soldi per mantenere una linea di bombardieri strategici.

Washington ha meno problemi economici, ma è ben contenta di poter rinviare a un futuro remoto il rinnovamento dei suoi vettori nucleari e di poterne ridurre il numero. Ma ad ogni buon conto inizia a studiare un nuovo missile intercontinentale, non necessariamente basato in silos corazzati, un nuovo sottomarino lanciamissili (ne potrebbero bastare 12 invece degli attuali 14) e un superbombardiere «invisibile».

E si potrà anche evitare di mettere a punto nuovi tipi di bomba nucleare, anche se per smaltire quelle da smantellare e rinvigorire la struttura industriale e scientifica nucleare il Pentagono trasferirà al Dipartimento dell'Energia 5 miliardi di dollari extra.
Resta il fatto che le armi nucleari sono sì ultracostose, ma costano comunque meno delle più sofisticate armi convenzionali. E sono queste che gli Usa, per quanto impegnati in guerre di guerriglia, vogliono comunque sviluppare, per ottenere una superiorità schiacciante contro futuri avversari statuali, con un occhio di riguardo per la Cina. Gli Stati Uniti hanno già un vantaggio enorme in questo campo, ma vogliono accentuarlo. La Russia, poverina, proprio non ce la fa a reggere il passo e sarà ben lieta, grazie al New Start, di poter dirottare i fondi risparmiati a rinvigorire le sue forze convenzionali, a evitare che aumenti il gap nei confronti degli Stati Uniti e che la Cina la superi non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente.

Quindi le motivazioni che stanno dietro la firma del New Start sono molto meno idealistiche e molto più pragmatiche di quanto non appaia. Ma il fatto che Russia e Stati Uniti concordino (pur restando il nodo della difesa antimissile americana a dividerle) e agiscano insieme è sicuramente positivo. La guerra fredda, ma anche la pace fredda, sono superate.