Usa, la Fed frena: "La ripresa si sta affievolendo"

Bernanke decide di acquistare titoli di Stato a lungo termine. Tassi a livello zero ancora per molto tempo. La banca centrale: "Il ritmo della ripresa è rallentato nell'ultimo periodo". Le famiglie spendono di più, ma sono condizionate da redditi e disoccupazione

Meno di 20 giorni fa, in un’audizione davanti al Congresso, così parlava Ben Bernanke: «La Federal Reserve non ha in programma alcuna misura di stimolo nel breve termine». Due settimane dopo, la banca centrale Usa decide di tornare ad acquistare titoli di Stato per sostenere un’economia palesemente in debito d’ossigeno, fiaccata da un rallentamento non previsto, appesantita da un mercato immobiliare ancora depresso e incapace di sciogliere il nodo della disoccupazione.

Un quadro insomma complessivamente critico che impediva di restare con le mani in mano. Così, ieri, in occasione della riunione del Fomc (il braccio operativo in materia di politica monetaria), la Fed ha scelto di agire: i ricavi ottenuti dai titoli in suo possesso legati ai prestiti immobiliari, verranno reinvestiti in Treasuries a lungo termine nel tentativo di sostenere l’economia «in un contesto di stabilità dei prezzi», spiega il comunicato reso noto al termine del vertice. La mossa ha come obiettivo quello di mantenere bassi i tassi di interesse sui mutui. Era dal novembre 2009, mese in cui erano state acquistate obbligazioni federali per 300 miliardi di dollari, che l’istituto di Washington non interveniva col chiaro intento di sostenere la crescita. Lo scatto in avanti dell’economia nel quarto trimestre 2009 (+5% il Pil) aveva creato l’illusione che fossero ormai maturi i tempi per preparare l’exit strategy dalle misure straordinarie messe in campo per contrastare la crisi.

E invece, con uno scenario congiunturale rivelatosi molto più contrastato delle attese, i tassi sono destinati a restare per un periodo prolungato su «livelli eccezionalmente bassi», cioè tra zero e 0,25%. I future sui Fed Funds danno per probabile al 10% un aumento nella prima metà del 2011, contro il precedente 28%.
L’allontanarsi del momento in cui l’istituto centrale dovrà invertire la marcia sul costo del denaro, unito alla decisione di reinvestire in titoli di Stato gli introiti ottenuti con i bond garantiti da mutui, ha rassicurato Wall Street, che pochi minuti dopo la riunione del Fomc ha azzerato le perdite, mentre l’euro è tornato a scavalcare quota 1,32 dollari. Eppure il cambiamento di toni da parte di Bernanke rispetto a un mese fa, quando affermò che la ripresa «stava procedendo» e che il mercato del lavoro stava «gradualmente migliorando», è netto. Secondo la Fed, il ritmo della recovery è «rallentato negli ultimi mesi», e anche se le famiglie spendono di più permangono i vincoli imposti alla spesa dall’alto livello di disoccupazione, dalla modesta crescita del reddito, dal minor benessere generale e dalla stretta sul credito. In prospettiva, la Fed mette in conto un ritmo della ripresa «più modesto, nel breve termine, di quello che era stato previsto».

Come già era successo durante le riunioni precedenti, il voto non è stato unanime, ma si è concluso con 9 pareri favorevoli e uno contrario: sempre fuori dal coro il governatore della Fed di Kansas City Thomas Hoenig che, votando contro la decisione per la quinta volta consecutiva, continua a sostenere che tenere i tassi troppo bassi per un periodo di tempo molto lungo potrebbe provocare una fiammata inflazionistica. Di parere diverso i sui colleghi, secondo cui «le previsioni sull’inflazione sono stabili e il tasso dovrebbe rimanere contenuto per un certo periodo».