Gli Usa: finanzieremo la democrazia in Iran

La Casa Bianca stanzia 75 milioni di dollari per sostenere i dissidenti

Marcello Foa

Forse solo un diversivo, più probabilmente il primo passo di una nuova strategia nei confronti dell’Iran, certamente un segnale di risveglio, a lungo atteso. Dopo i fallimenti collezionati dalla comunità internazionale - e in particolare della troika europei - sulla questione del nucleare iraniano, l’America sembra intenzionata a riprendere in prima persona il comando delle operazioni. Non militari, non ancora perlomeno: il momento di un blitz notturno contro le installazioni atomiche dell’Iran non è ancora arrivato. E nemmeno solo diplomatiche: gli sviluppi delle ultime settimane hanno dimostrato che con il presidente Mahmoud Ahmadinejad è impossibile intavolare un dialogo costruttivo. La Casa Bianca opta per la terza via: quella della rivoluzione democratica.
Ad annunciare la svolta è il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, di fronte al Comitato Affari esteri del Senato. Le cifre parlano chiaro: negli ultimi due anni il governo americano ha investito 4 milioni di dollari in attività di supporto ai gruppi che a Teheran e in altre parti del Paese osano contestare il regime degli ayatollah. Una miseria. Ora quella cifra viene moltiplicata per 21. «Abbiamo stanziato 75 milioni di dollari, oltre ai 10 previsti, per aiutare i cittadini iraniani a realizzare il loro sogno di libertà», ha annunciato il capo della diplomazia statunitense. Washington finanzierà programmi radiofonici e trasmissioni televisive via satellite, incrementerà le borse di studio ai giovani che vogliono studiare in Occidente e accentuerà la collaborazione con le organizzazioni non governative. Obiettivo: creare una rete di sostegno ai dissidenti politici e ai difensori dei diritti umani, addestrando, tra l’altro, nuovi attivisti per resistere alle pressioni del regime di Teheran.
Non è la prima volta che l’America cerca di favorire una «rivoluzione dal basso». Nel 2003, poco dopo la caduta di Saddam Hussein in Irak, i neoconservatori incoraggiarono gli studenti a scendere in piazza, ma allora si trattò di un’iniziativa estemporanea, che infatti finì male. I giovani che seguirono l’appello di Washington furono arrestati dalla polizia e molti di loro sono ancora imprigionati.
Questa volta le intenzioni di Washington sembrano più concrete. La Rice ha definito «aggressiva e provocatoria» la linea di Ahmadinejad sul nucleare: «Il presidente iraniano ha superato ogni limite e sta sfidando apertamente la comunità internazionale», ha dichiarato, lasciando intendere che la possibilità di nuove sanzioni internazionali resta sul tavolo.