Usa, frena a sorpresa l’economia Consumi ai minimi da tre anni

Il segretario al Tesoro Snow resta però fiducioso: «Dato anomalo». Le conseguenze sui tassi

Pierluigi Bonora

da Milano

Il segretario del Tesoro americano, John Snow, non ha dubbi nell’attribuire a un «qualcosa di anomalo» il rallentamento nella crescita del prodotto interno lordo del quarto trimestre 2005: il Pil statunitense è infatti aumentato dell’1,1% su base annuale, rispetto a un’attesa di crescita del 2,6 per cento. A incidere sul risultato (il più debole dallo 0,2% del quarto trimestre 2002), è stato innanzitutto il calo dei consumi interni, determinato dal rallentamento delle vendite di autoveicoli, mentre a pesare sugli investimenti aziendali è intervenuto il caro petrolio. In particolare, la spesa per beni durevoli è crollata del 17,5%: il maggior calo in quasi 19 anni. Il tasso di aumento della spesa per consumi (ovvero i due terzi dell’attività economica nazionale) ha frenato dell’1,1%, ai minimi dal secondo trimestre 2001.
Le stime disattese hanno lasciato di pietra il mercato, tanto che i titoli di Stato per tutta la giornata di ieri hanno registrato forti rialzi. Tutt’altro che trascurabile, poi, è il fatto che al dato inferiore del Pil, si accompagna il riaffiorare dell’inflazione. Nell’ultimo trimestre l’indice al netto di cibo e petrolio, riferito ai prezzi di beni e servizi comprati dai consumatori Usa, è salito del 2,2%, ben oltre il più 1,4% dei tre mesi precedenti. Snow, commentando la notizia a Bloomberg, ha comunque voluto trasmettere segnali di fiducia al Paese. «Non leggerei troppo in questi numeri - ha dichiarato - perché importante è che questi numeri non riflettono esattamente il quadro generale a cui stiamo assistendo». Nel complesso, infatti, lo scorso anno l’economia Usa ha segnato una crescita di circa il 3,5% secondo le prime stime degli analisti, rispetto al più 4,2% nel 2004. Il segretario al Tesoro ha precisato che, guardando attentamente al quadro economico, sono ravvisabili un aumento dell’occupazione e dei salari reali. Inoltre, «più americani hanno una loro casa a un livello mai riportato nella nostra storia». Snow ha concluso ammettendo che il livello elevato dei prezzi del greggio resta un problema, che aiuta a capire meglio la preoccupazione dei consumatori nonostante i segnali della crescita della congiuntura. Riguardo al deficit federale, il segretario al Tesoro ha sottolineato che ci si focalizzerà sul «controllo delle spese».
Alla luce dei dati macroeconomici, appare probabile che la Fed debba mettere fine alla manovra di rialzo dei tassi, fin qui portata avanti ininterrottamente da oltre 18 mesi. Martedì, giorno in cui si terrà l’ultimo Federal Open Market Committee presieduto da Alan Greenspan (prima dell’avvio dell’era Bernanke), è in ogni caso data per scontata dagli osservatori una nuova stretta, la quattordicesima di fila, con la conseguenza che i Fed Funds arriverebbero al 4,5 per cento.
Per il trimestre in corso gli economisti sono però ottimisti al punto che si parla di un ritorno a un tasso di crescita oltre il 3%, cioè lo stesso ritmo che l’economia Usa ha sostenuto fino a oggi per 10 trimestri di fila.