Usa, in fumo la causa da 10 miliardi di dollari

La Philip Morris ribalta in appello una sentenza che aveva dato ragione ai consumatori: per la Corte Suprema dell’Illinois non ha commesso frode nelle indicazioni sulla dannosità delle sigarette «light»

Giorgio C. Morelli

da New York

La Philip Morris ha evitato un disastro finanziario senza precedenti: non dovrà più pagare l'astronomica multa di dieci miliardi di dollari (circa 8 miliardi e mezzo di euro) ai milioni e milioni di fumatori delle sue sigarette «light», come aveva sentenziato nel marzo del 2003 il tribunale di primo grado della Contea di Madison.
La Corte suprema dello Stato dell'Illinois ha totalmente ribaltato ieri questa sentenza e stabilito che la multinazionale del tabacco (controlla il 48 per cento del mercato Usa del tabacco) non abbia ingannato affatto il pubblico e nascosto informazioni e dati scientifici che queste sigarette leggere hanno addirittura una «forma maggiore di tossicità di catrame». Dopo questa vittoria legale, che per decenni metterà al riparo le multinazionali del tabacco Usa da sentenze e rimborsi spesso di centinaia o addirittura di migliaia di milioni di dollari a favore di fumatori incalliti ora gravemente malati o di parenti di fumatori scomparsi, il titolo Altria Group Inc. (è la conglomerata di cui fa parte la Philip Morris) è volata a Wall Street di quasi il 5 per cento toccando la quota record di 77,68 dollari.
Una sentenza, però, largamente prevista dai mercati e dagli analisti del settore, i quali puntavano sulla vittoria del colosso del tabacco per diversi motivi oggettivi: primo fra tutti il risarcimento astronomico stabilito in primo grado. Difatti i fumatori «light» non hanno accusato la Philip Morris che queste nuove sigarette introdotte a partire dal 1971 hanno causato loro gravi problemi di salute. E come hanno brillantemente sostenuto i legali della multinazionale del tabacco che ha sede a Richmond, in Virginia, su ogni pacchetto delle «light» era ed è riportata correttamente la spiegazione che si tratta di sigarette non meno pericolose per la salute dei fumatori rispetto a quelle normali come le Marlboro classic.
I fumatori hanno denunciato la multinazionale della Virginia solo e soltanto per il fatto che avrebbe nascosto le informazioni medico-scientifiche su come le «light» fossero più dannose per la salute rispetto alle sigarette normali. Questa tesi era stata accolta in pieno due anni fa dal giudice della Contea di Madison, Nicholas Byron, il quale aveva stabilito che le varie campagne pubblicitarie della Philip Morris facevano credere al pubblico americano che le light erano meno nocive per la salute rispetto alle classiche. Lo stesso giudice Byron aveva scritto la sentenza di suo pugno e stabilito il rimborso punitivo più alto nella storia americana di ben 10mila milioni di dollari che dovevano essere pagati ai milioni di fumatori truffati. Questa Corte era formata da sette giudici, due misero a verbale la loro totale contrarietà alla sentenza e alla richiesta dei danni punitivi del giudice Byron, un terzo che era anche il presidente non si pronunciò in quanto era legato da rapporti di amicizia e interesse con uno degli avvocati della Philip Morris. La Corte suprema dell'Illinois invece ieri ha unanimemente rigettata la sentenza supermiliardaria di primo grado, nove membri su nove hanno firmato il verdetto che impone al tribunale della Contea di Madison l'archiviazione for ever (per sempre) di ogni procedura contro la Philip Morris. Sarebbero circa una ottantina di cause molto simili, limitatamente alle sigarette «light», che pendono nei vari tribunali americani sia in primo che in secondo grado e la sentenza emessa ieri dalla Corte suprema dell'Illinois ha creato ora un precedente a favore del colosso del tabacco Usa.