Usa, il generale anti gay finisce nei guai

da Washington

Ha espresso un giudizio personale, spiegando che è quello che gli è stato insegnato dalla sua famiglia di immigrati italiani a Brooklyn. Ma l’aver definito0«immorale» l’omosessualità, rifiutandosi di accettarla tra i suoi soldati, è costato un sacco di guai al generale dei Marines Peter Pace, il militare più alto in grado in America.
«A mio avviso gli atti omosessuali tra due individui sono immorali, e ritengo che non dobbiamo condonare atti immorali», ha detto il capo di stato maggiore in un’intervista al Chicago Tribune. «Non credo gli Stati Uniti sarebbero serviti al meglio - ha aggiunto Pace - da regolamenti che definiscano giusto l’essere immorale, in ogni aspetto».
Nell’intervista, Pace ha affrontato una quantità di temi, alcuni drammatici come l’impatto che il conflitto in Irah sta avendo sulle famiglie dei soldati, lo scandalo dei mutilati di guerra trascurati negli ospedali militari e i pericoli della possibile offensiva dei talebani in Afghanistan. Ma i giornalisti di Chicago hanno messo l’accento sulle sue dichiarazioni su gay e lesbiche in divisa, e le parole del generale si sono trasformate in una bomba.
«Commenti scandalosi», tuona un gruppo che sostiene di rappresentare 65.000 militari gay e lesbiche che servono nell’esercito.