Gli Usa: grandi risultati in operazioni anti guerriglia

Bagdad. Prosegue l’offensiva degli americani contro il terrorismo in Irak. «Le operazioni condotte negli ultimi cinque giorni - vale a dire da mercoledì scorso, quando fu ucciso Abu Musab al Zarqawi - sono state 140. Il bilancio: 32 presunti ribelli uccisi e 178 arrestati». Lo ha annunciato ieri in una conferenza stampa il portavoce militare statunitense, il generale William Caldwell, il quale ha parlato di «ottimi risultati» che, ha aggiunto, non metteranno comunque fine alla guerriglia. «Spetterà al popolo iracheno e alle sue forze di sicurezza bloccare la ribellione», ha detto il generale, precisando che 11 delle 140 operazioni sono state rese possibile grazie ai documenti trovati nel covo di Al Zarqawi. Il rifugio del capo di Al Qaida in Irak era in un villaggio vicino alla città di Baquba, a nord di Bagdad. L’ultimo combattimento con la guerriglia, prima della conferenza stampa di Caldwell, era avvenuto ieri mattina vicino al luogo in cui è morto al Zarqawi. I soldati americani hanno ucciso 7 militanti che, è stato detto, avevano legami con i capi di Al Qaida. Un portavoce dell’esercito Usa ha informato che sul posto c’erano anche donne e bambini e che due piccoli hanno perso la vita. «Le forze della coalizione sono state prese di mira dal fuoco nemico proveniente da un tetto. Le forze aeree sono intervenute a sostegno delle truppe di terra e hanno eliminato il fuoco nemico e ucciso sette persone. Dopo l'attacco, le truppe della coalizione hanno scoperto che due bambini erano stati uccisi», ha detto il portavoce. Non ci sono solo le vittime degli scontri con i militari, ma anche quelle degli attentati. Nella sola giornata di oggi, si contano almeno 40 morti e 145 feriti. Solo a Bagdad una ventina di morti. Al Cairo la Lega araba ha intanto convenuto di rinviare la Conferenza di riconciliazione nazionale irachena. «La decisione è stata presa in accordo con il governo di Bagdad e ci permetterà di arrivare più preparati a questo appuntamento importante», ha dichiarato il ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari.