Usa: grazie al Cav Gheddafi rinunciò all’atomica

Il raìs era a un passo dalla realizzazione di un arsenale bellico nucleare. Poi la svolta, annunciata al mondo nel dicembre 2003. Tony Blair disse: &quot;Svolta storica&quot;. A convincere Gheddafi fu Berlusconi. Lo rivela l’ex ministro della Difesa statunitense Donald Rumsfeld (<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3KuXe9CXsjQ">GUARDA IL VIDEO</a></strong>)<br />

C’è stato un momento in cui Muammar Gheddafi è stato a un passo dalla bomba nucleare. Poi la decisione di cambiare strada, di mandare in soffitta il sogno di terrorizzare il mondo con la più pericolosa delle armi, quella che deriva dall’atomo. Quella che spaventa tutti. Ma cos’ha convinto il Colonnello a voltare pagina passando, dall’elenco dei paesi “canaglia” stilato dagli Stati Uniti, a paese “quasi” normale con cui trattare ed avere buone relazioni, commerciali ma non solo? A qualcuno sembrerà strano ma il merito è di Silvio Berlusconi. A rivelarlo non è una nota di Palazzo Chigi né il diretto interessato, il presidente del Consiglio. E’ l’ex ministro della Difesa americano, Donald Rumsfeld, che in un’intervista alla Fox News durante la trasmissione “On the record” spiega come il raìs si fece convincere ad abbandonare il progetto nucleare. In un passaggio della conversazione con la giornalista Greta Van Susteren il “falco” di George W. Bush spiega che Tripoli stava lavorando su un programma nucleare ma, vista la fine fatta da Saddam Hussein, il Colonnello capì che era meglio abbandonare i suoi piani. E a indurlo a rompere gli indugi fu un interlocutore occidentale. Chi? L’ex-ministro della Difesa, nell’intervista andata in onda ieri e ripresa da alcuni siti, lo dice chiaramente: fu Berlusconi. Molto banalmente, sdrammatizza Rumsfeld, a causa della “vicinanza” tra Italia e Libia.

La rivelazione di Rumsfeld “Per anni la Libia ha sviluppato i progetti per l’arma nucleare”, dice Rumsfeld. “A un certo punto, dopo l’inizio della guerra in Iraq e la cattura di Saddam” all’improvviso Gheddafi si convinse di una cosa: “Non voglio essere il prossimo Saddam”. Poi dichiarò di voler rinunciare ai suoi programmi e, conseguentemente, invitò gli ispettori internazionali a fare i dovuti controlli”. Parlò con Berlusconi?, gli chiede l’intervistatrice. E Rumsfeld risponde: “E’ così. Io non l’ho verificato ma, apparentemente era proprio lui”. Poi spiega perché: c’era un legame tra l’Italia e la Libia. Ma non solo per il petrolio… “per la vicinanza, la storia”…

Nel 2006 l’ammissione di Gheddafi Lo stesso leader libico nel 2006 parlando davanti a un gruppo di ingegneri riuniti a Tripoli, aveva ammesso che qualche anno prima "la Libia era sul punto di fabbricare una bomba nucleare" e che "ciò non è più un segreto", dal momento che "ne erano al corrente gli americani e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea)". Nel dicembre 2003 l’annuncio che stupì il mondo: Gheddafi rinunciava ufficialmente al suo programma di armi di distruzione di massa. La decisione, ovviamente, contribuì al miglioramento delle relazioni della Libia con l'Occidente e con gli Stati uniti. Bush accolse la notizia con un sorriso a 32 denti: “La porta a migliori rapporti con gli Usa sarà sempre aperta”. E il premier britannico Blair parlò di “Gesto storico, il mondo da oggi è più sicuro”.

Nove mesi di trattative Si parlò subito di un grande successo diplomatico frutto del lavoro congiunto di Washington e di Londra. Ma buona parte delle informazioni sensibili di cui l’Occidente disponeva era di fonte italiana (come ha spiegato Andrea Nativi sul Giornale in questo articolo). I nostri “servizi” per anni avevano operato sul campo riuscendo a conoscere, tempestivamente, le mosse libiche circa l’acquisto di materie prime, tecnologie e know-how, nonché i tentativi di Tripoli di approvvigionarsi di armi e parti di ricambio per l’arsenale convenzionale, sottoposto a embargo. Tutto questo è servito, nel tempo, a “smontare” la minaccia bellica della Libia trasformando Gheddafi in un “esempio” per gli Stati canaglia. Il raìs, infatti, nel 1999 aveva tagliato i ponti con il terrorismo, riconoscendo le proprie responsabilità nell’attentato di Lockerbie e accettando di pagare, a ciascuna famiglia delle vittime, un indennizzo milionario. Di certo il Colonnello non era diventato un agnellino. E la decisione di tagliare i ponti con il progetto nucleare aveva definitivamente rassicurato la comunità internazionale. Questo, almeno, prima che scoppiasse la pentola a pressione del Nordafrica, con la “rivoluzione” che ha prodotto negli equilibri internazionali…