Gli Usa: Kosovo indipendente o ritiriamo tutti i nostri soldati

nostro inviato a Washington

La notizia, che rischia di risultare dirompente per l’Italia e l’Europa, è che gli americani premono per dare una soluzione al problema del Kosovo. Quella da loro caldeggiata ovviamente, cioè la sostanziale indipendenza della regione, formalmente dipendente ancora da Belgrado, ma ormai abitata quasi esclusivamente dall’etnia albanese. “Autonomia” del Kosovo, si scrive. Ma si legge “indipendenza”, perché il distacco dalla Serbia sarebbe totale. Il 10 novembre, il “Gruppo dei tre”, Usa, Russia e Unione Europea, dovrà presentare all’Onu la relazione conclusiva. E Washington vuole che entro gennaio sia ratificata quella decisione, logica conseguenza alla guerra del 1999, che alla Russia non piace e che crea non pochi problemi all’Europa. Par di capire che se gli Stati Uniti non vedranno accolte le loro proposte, procederanno al ritiro dal Kosovo dei loro 1.500 militari lì impegnati.
Gennaio è alle porte, e più di una preoccupazione è sorta anche nel nostro ministro della Difesa, Arturo Parisi. A informarlo, col massimo della cordialità ma con pochi margini di incertezza, è stato lunedì pomeriggio il Consigliere per la sicurezza Stephen Hadley, che Parisi è andato a trovare alla Casa Bianca. E ieri al Pentagono il ministro della Difesa Robert Gates non poteva che confermarglielo. Gli americani hanno le idee chiare tanto sul futuro del Kosovo quanto sulla necessità di uscire almeno da quel pantano che si trascina da nove anni e che tutto sommato poco li riguarda. Il rischio è che lascino in braghe di tela la titubante e sonnacchiosa Europa, nonché la pavida e malpancista Italia che del Kosovo porta una responsabilità maggiore degli altri soci Ue, risalendo a Massimo D’Alema (allora premier) e a Sergio Mattarella (allora alla Difesa) la decisione di bombardar Belgrado.
Ma perché gli Usa sono stanchi del Kosovo? Non occorre un’esperienza in dietrologia, per trovare una risposta. Ma se gli americani chiedono agli alleati un maggiore impegno in Afghanistan e registrano che la Germania invece vuol ritirare il contingente che ha, pure l’Olanda e il Canada sono seriamente intenzionati a far ritorno a casa, e incassano il “no grazie, abbiamo già dato” dell’Italia, che devono fare? Ovvio: concentrare il loro sforzo in Afghanistan, e se all’Ue non piace la loro soluzione per il Kosovo - che in definitiva sta nel vecchio continente - ci pensino gli europei.
Da otto anni il Kosovo è presidiato dalla Nato, se gli albanesi non si son mangiati anche gli ultimi serbi rimasti lì, e non hanno bruciato pure l’ultimo monastero cristiano, è soltanto perché c’è la forza internazionale a far la guardia. Se l’Occidente se ne va, quelli tornano a scannarsi come nel ’99, pur se a parti invertite. Chi rimpiazzerà, dunque, il disimpegno americano a gennaio? Come arginare il rischio di una nuova mattanza nei Balcani?