Gli Usa: "Con Mosca crisi gravissima, conseguenze per anni"

Toni duri del Pentagono: &quot;Rivedremo tutta la nostra strategia con la Russia&quot;. La Rice incontra Sarkozy e vola a Tbilisi. <a href="/a.pic1?ID=283451" target="_blank"><strong>Lo strappo di Mosca</strong></a>: &quot;Via libera alle richieste dei separatisti&quot;. <a href="/a.pic1?ID=283455" target="_blank"><strong>America e Russia di nuovo nemici</strong></a>: ecco la nuova guerra fredda

Gli Stati Uniti non vogliono una nuova Guerra Fredda, ha detto ieri il segretario alla Difesa americano, Robert Gates. «Abbiamo trascorso 45 anni lavorando duro per evitare un confronto militare con la Russia, non vedo ragione per cambiare oggi questo approccio». Ma ha anche dichiarato: «Il Pentagono rivedrà la sua intera strategia di rapporti con la Russia. Ci saranno profonde implicazioni nei rapporti tra Washington e Mosca».
Gates, un tempo ai vertici dell’intelligence americana, è anche un esperto di Russia come la collega Condoleezza Rice, inviata ieri dal presidente George W. Bush a Tbilisi. Il viaggio del segretario di Stato è dimostrazione del sostegno americano al Paese caucasico e alla sua integrità territoriale nel giorno in cui il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, consiglia di «scordare» questo concetto e il presidente Dmitri Medvedev incontra i due leader delle regioni separatiste georgiane, Ossezia del Sud e Abkhazia.
Rice, sulla via del Caucaso, ha fatto tappa nel sud della Francia, nell’austero Fort de Bregançon, residenza ufficiale estiva dei leader francesi. Nicolas Sarkozy, che ha mediato un cessate il fuoco ottenendo una tregua ma non il ritiro russo dal territorio georgiano, le ha consegnato un dossier: «Se il presidente georgiano Mikhail Saakashvili firmerà i documenti negoziati con il leader russo Medvedev - che il francese ha incontrato mercoledì a Mosca - allora potrà iniziare il ritiro delle truppe russe», ha detto mentre Rice ribadiva l’appoggio americano all’alleato caucasico, come poche ore prima, mercoledì, aveva fatto George W. Bush, con il segretario di Stato alla sua destra e Robert Gates alla sua sinistra. Nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, il presidente americano «ha alzato la temperatura retorica di alcuni gradi durante il suo discorso», ha scritto il Time. «Le azioni della Russia sollevano serie questioni sulle sue intenzioni in Georgia e nella regione», ha detto Bush, non nascondendo la poco velata minaccia d’isolare Mosca e allontanarla dall’Organizzazione mondiale del Commercio, dal G8, di privarla del suo ruolo consultivo nella Nato, dichiarando che la Russia sta mettendo a rischio le sue aspirazioni di integrazione internazionale. Ha annunciato anche misure tangibili: l’invio in Georgia di aiuti umanitari, spediti anche dall’Unione europea e arrivati ieri, e del suo segretario di Stato Rice.
Il presidente americano sarebbe dovuto partire ieri per le vacanze estive nel suo ranch di Crawford, in Texas. Invece, si è momentaneamente trasferito nella storica sede della Cia, a Langley, in Virginia, a pochi chilometri da Washington DC, per seguire minuto per minuto la crisi nel Caucaso e partecipare a una serie di briefing sulla situazione preparati dagli uomini dell’intelligence. Dicono i dispacci d’agenzia che il leader voglia rimanere in continuo contatto diretto con il suo segretario di Stato e con Gates che, nonostante le parole forti usate ieri, ha assicurato che non saranno inviate truppe americane nella regione.
Benché Sarkozy, anche presidente di turno dell’Unione europea, abbia parlato ieri di «grande vicinanza di vedute tra Francia e Stati Uniti», le voci di Washington e quelle di Bruxelles nei confronti di Mosca hanno toni dissonanti. Se per Gates «l’attacco russo non può restare senza conseguenze» e il Pentagono è pronto a rivedere i rapporti con la Russia, l’Unione europea, in una riunione d’emergenza tenutasi mercoledì, si è trovata divisa sulla posizione da prendere. Bruxelles pensa d’inviare una missione per monitorare la tregua mediata dal presidente francese ma aspetterà un mese, come ha confermato il giovane ministro degli Esteri britannico David Miliband, per considerare «come procedere sulla partnership e sugli accordi di cooperazione» con la Russia.