Usa, nell'ultimo dibattito a sorpresa Gingrich "apre" sugli immigrati...

L'ex speaker della Camera ha chiesto ai suoi colleghi di partito di essere più buoni con gli immigrati: <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/usa_dibattito_sulimmigrazione_clandestina... target="_blank">VIDEO</a></strong>. Reazioni stizzite. Repubblicani divisi su Afghanistan, Iran e Pakistan. L'unico collante è il no a Obama sui tagli alla Difesa

C'era molta attesa per il dibattito che si è svolto ieri sera, a Washington, tra gli otto candidati alle primarie repubblicane. Sia per i temi in discussione - la sicurezza nazionale e la politica estera - sia per capire quanto scandali e gaffe avrebbero inciso sulle performance dei politici in corsa. Alla fine il dato che emerge è questo: una forte divisione sui temi all'ordine del giorno. Nulla di sorprendente, per carità. Ma trattandosi di temi così delicati ci si aspetterebbe più "coesione". Ovviamente non poteva mancare, da parte di tutti i repubblicani, una forte critica ai tagli alla Difesa imposti da Obama. Si è parlato anche di Patrioct act, Afghanistan, e strategie da tenere nei confronti di Iran e Pakistan. Altro tema decisamente "caldo", nel dibattito, è stato quello dell'immigrazione.

Sul Patrioct act tutti i candidati, tranne Ron Paul, si sono detti favorevoli al mantenimento in vita delle restrizioni alla libertà derivanti dalla legge antiterrorismo, varata dopo l'11 Settembre. Tutti ritengono che vada rafforzata per aiutare a identificare e fermare chi mette a rischio la sicurezza. Paul, pur non negando l'importanza della lotta al terrorismo, ha voluto sottolineare quella che, per lui, è l'esigenza primaria da tutelare: la libertà dei cittadini. La deputata del Minnesota Michele Bachmann ha preso di mira Obama, dicendo che ha "consegnato le indagini sui terroristi" all'American civil liberties union, gruppo che si batte per i diritti individuali. Ciò a scapito della sicurezza. Per Gingrich la norma serve per proteggere il Paese da un altro possibile attacco, che potrebbe addirittura essere di tipo nucleare. Paul, messo nell'angolo dai suoi sfidanti, ha replicato con una battuta: allora perché non mettiamo un poliziotto in ogni casa per prevenire le aggressioni su mogli e figli? Difficile dargli torto. Ma la paura del terrorismo continua ad essere uno dei pensieri più ricorrenti per gli americani. 

Sui tagli alla Difesa - su cui lo stesso segretario Leon Panetta nei giorni scorsi si è lamentato - tutti sono d'accordo: Obama sbaglia. Il governatore del Texas Rick Perry è arrivato a dire che se Panetta fosse "un uomo d'onore" dovrebbe dimettersi in segno di protesta. Mitt Romney ha sottolineato come la cifra dei tagli in programma nella Difesa, quasi un trilione di dollari, sia equivalente al costo della legge sulla Sanità voluta da Obama.

Sul tema dell'immigrazione clandestina, Gingrich si è distinto dagli altri candidati, assumendo una posizione decisamente più "moderata". Un'apertura forse studiata ad arte per cercare consensi tra gli ispanici. Gingrich ha detto che non tutte le persone entrate illegalmente devono essere respinte: "Se sei qui da 25 anni  hai tre figli e due nipoti, hai pagato le tasse e obbedito alla legge, appartieni a una chiesa locale, non penso che possiamo separarti dalla tua famiglia e mandarti fuori a calci". Il Partito repubblicano, ha argomentato, non può definirsi un gruppo per la famiglia se separa i genitori dai loro figli nati negli Stati Uniti. E su questo tema si è acceso il dibattito, con Gingrich preso di mira dai suoi sfidanti. Già Rick Perry aveva espresso una posizione simile in materia di immigrazione lo scorso settembre, pagandola poi con un vistoso calo di consensi. La Bachmann ha bocciato la linea "buonista" di Gingrich: permettere agli immigrati irregolari di rimanere negli States sarebbe, per lei, un'inaccettabile forma di amnistia. E i vantaggi raggiunti, ha argomentato in perfetta intesa con Romney, finirebbero con l'attrarre nuovi arrivi irregolari.

Repubblicani molto divisi anche sugli aiuti al Pakistan e sul ritiro dall'Afghanistan. L'opinione di Perry è che Islamabad più di una volta (vedi Osama bin Laden) abbia dimostrato che l'America non si può fidare. Dunque - è la ricetta del governatore del Texas - non bisogna dargli neanche un centesimo. La Bachmann ha replicato dicendo che questa reazione sarebbe "ingenua", perché gli Usa devono mantenere una "presenza" nella regione per proteggere la loro sicurezza. Sulle truppe in Afghanistan c'è stato un intenso scambio di vedute tra Jon Huntsman e Romney: il primo ha detto che è il momento di concentrarsi sulla ricostruzione dell'economia americana, quindi basta pensare a Kabul. Romney, invece, continua a credere che gli Usa debbano avere un ruolo importante nell'aiuto all'Afghanistan, per evitare un ritorno del terrorismo internazionale.

Altro tema "bollente", l'atteggiamento da tenere nei confronti dell'Iran. Gingrich pensa a nuove durissime sanzioni, sottolineando che gli Usa potrebbero "rovinare l'Iran entro un anno" interrompendo la vendita di benzina a Teheran e sabotando le raffinerie. Secondo Perry, invece, le sanzioni più efficaci sono quelle mirate a colpire la Banca centrale iraniana. Cain ha fatto un cenno all'attacco militare israeliano contro gli impianti nucleari iraniani, dicendo di essere d'accordo solo se fosse convinto del successo dell'operazione.

Stando all’ultimo sondaggio diffuso ieri, Gingrich appare in forte ascesa nelle primarie repubblicane, anche se Romney è ancora considerato il front-runner, il candidato con maggiori possibilità di battere Obama. La sfida vera e propria, però, deve ancora cominciare. L'unica certezza è che sarà senza esclusione di colpi.