Usa, Obama all'attacco Hillary, ultima spiaggia

Oggi primarie decisive in Pennsylvania. Per i sondaggi l'ex first lady è in vantaggio. Ma una mezza vittoria non le basterebbe: per la Clinton il divario nel numero dei delegati è ormai ampio

Washington - Di nuovo lei. Un altro referendum. L’ultima mano di Hillary Clinton è oggi, in Pennsylvania. Costretta a vincere per continuare a giocare, obbligata a staccare Obama per convincere il partito democratico che può ancora farcela. Quattro mesi dopo l’ex first lady ricomincia un’altra volta: come all’inizio, questa è una sfida tutta sua. O con lei o contro di lei, sempre di più, sempre peggio. Hillary è carica: «Barack può vincere, ma sarò io a battere John McCain».

La Clinton arriva a Filadelfia col fiatone. Tra amici che tradiscono e soldi che non arrivano, lei lotta come sempre, senza cedere alla debolezza: qui non ci sono lacrime studiate né sorrisi da ostentare. Hillary deve assolutamente vincere in Pennsylvania, dove sono in palio 158 delegati. Deve vincere con un vantaggio ampio e sicuro per rassicurare il partito che non si può farla fuori prima del gran ballo della convention di Denver. La Pennsylvania è sua: ha caratteristiche demografiche favorevoli alla Clinton, con una popolazione prevalentemente bianca, un’alta presenza di tute blu e di persone anziane (sono oltre il 15 per cento della popolazione, la più alta percentuale dopo la Florida). Fino a poche settimane fa i sondaggi attribuivano infatti alla ex-first lady un vantaggio di oltre venti punti su Obama, ma il margine si è gradualmente ridotto a cinque punti. La rimonta di Obama si è però interrotta negli ultimi giorni, dopo che la Clinton è riuscita a mettere il rivale sulla difensiva, sfruttando la sua gaffe sugli elettori della Pennsylvania che si «rifugiano nella religione e nelle armi» perché «amareggiati» dalla situazione economica. Anche il dibattito in Tv di mercoledì sera tra i due si è risolto in una serie di attacchi, da parte di Hillary e dei moderatori, contro Obama, con l’effetto pratico di frenare la rimonta del senatore nero nei sondaggi. Ma la situazione non è facile per la Clinton, che continua ad accusare defezioni tra ex-amici (a favore di Obama) e super-delegati: dal 5 febbraio scorso il senatore nero ha conquistato oltre 80 super-delegati (i notabili del partito, il cui voto potrebbe essere decisivo), contro una manciata per Hillary. Obama oggi ha 1.545 delegati contro i 1.507 della rivale. Lei deve prenderne il più possibile per raggiungere Barack e trascinarlo fino alla fine di agosto.
Combatte, Hillary. Combatte nonostante l’emorragia di amici e finanziatori che pare non fermarsi mai. Tra le defezioni più dolorose per la Clinton c’è stata quella di Nancy Larson, una super-delegata che aveva annunciato alcuni mesi fa il suo sostegno a Hillary e che invece ha adesso deciso di votare per Obama. L’ex first lady ha chiamato l’amica, poi l’ha fatta chiamare da Bill, poi anche da Chelsea. In tre le hanno chiesto di tornare indietro. Niente. Un altro problema per Hillary sono i fondi elettorali: i vecchi donatori sono stati spremuti e la ricerca di nuovi portafogli sta avendo meno successo di quella del rivale. A marzo, lui ha incassato oltre 42 milioni, lei poco più di dieci. Così in Pennsylvania, la campagna di Obama ha potuto permettersi cose che Hillary si è potuta soltanto sognare: sabato il senatore dell’Illinois ha attraversato lo Stato in un vecchio treno noleggiato. Barack ha picchiato duro sull’avversaria: ha definito «taglia e brucia» la politica clintoniana. L’ex first lady ha risposto. Poi ha sorriso. Ha visto che con Obama adesso stanno il regista Michael Moore e l’ex presidente Carter. Due con la fama dei perdenti: ogni volta che hanno appoggiato un candidato, hanno scelto quello sbagliato. Stavolta vanno un po’ più sul sicuro: Obama sembra avanti, è avanti. Però Hillary ci crede ancora. A questo punto deve solo aspettare che arrivi domani.