Usa: Obama allunga ma McCain spera ancora

I sondaggi tornano a puntare sul senatore nero: Gallup lo dà avanti di dieci punti, Zogby del 5,7%. Il candidato repubblicano si dà alla satira e in uno show tv fa il verso al mega spot del rivale. <strong><a href="/a.pic1?ID=303350">Viaggio a Obamaland, la città del primo bacio</a></strong>

Durham (North Carolina) - Resterà uno dei momenti memorabili di questa campagna elettorale: John McCain in tv con la finta Sarah Palin per strappare con il sorriso quei consensi che, stando ai sondaggi ufficiali, il candidato repubblicano non riesce a ottenere con la propaganda politica. Un’operazione d'immagine, riuscitissima.

D’altronde è in questi frangenti che il vecchio John riesce a mostrarsi per quello che è nella vita di tutti i giorni, sciolto, alla mano, spiritoso. Al Saturday Night Show, seguitissima trasmissione satirica del sabato sera, lui è Tina Fey hanno intepretato una finta televendita «perché sono un repubblicano squattrinato e non posso permettermi un spot da mezz'ora», durante la quale hanno venduto "coltelli da maiale" per eliminare spese inutili, e le collane di "oro buono" della moglie Cindy. E poi durante il finto tg ha annunciato un cambiamento di strategia: basta con il "Maverick" della politica che fa tutto di testa sua, arriva il "Maverick del Maverick" ovvero il suo opposto, che pur di vincere è disposto ad accettare i consigli di chiunque gli passi vicino. Il pubblico ha gradito, gli elettori indecisi non si sa. Basterà l'ironia per convincerli? Il senatore dell'Arizona spera di sì, anche perché gli ultimi sondaggi sono davvero negativi.

Gallup lo dà indietro di dieci punti; Zogby, che sabato gli accreditava un guizzo vincente, ieri lo indicava a -5,7% su scala nazionale. Eppure McCain non molla e il suo stratega elettorale Rick Davis insiste nell'affermare che negli Stati chiave il distacco è marginale, anche se l'impresa appare davvero difficile. Per prevalere il candidato repubblicano dovrebbe conquistare uno Stato democratico, la Pennsylvania, e Ohio, Florida, Virginia, Indiana, Carolina del Nord, che quattro anni fa andarono a Bush. Sei su sei e poi sperare in una rimonta strepitosa in un paio di Stati tra Colorado, New Mexico, Nevada, che persino Karl Rove, il cinico ex spin doctor di Bush, attribuisce a Obama. In Colorado peraltro il 46% degli elettori avrebbe già votato e il candidato democratico sarebbe ampiamente in testa. Anche nel 2004 molti sondaggi si sbagliarono, ma quest'anno colpisce l'unanimità: tutti quelli più importanti danno McCain perdente. Sì, un suo successo sarebbe davvero miracoloso. Ma ormai non c'è più tempo per rielaborare le strategie; conta l'attività sul terreno che, ieri, complice il bel tempo è stata frenetica: decine di migliaia di attivisti hanno battuto città e villaggi degli Stati in bilico bussando casa per casa. Altri hanno trascorso ore al telefono: c'è chi è riuscito ad effettuare anche trecento chiamate in un giorno.

Nella Carolina del Nord i comitati elettorali ospitano decine di volontari giunti da Stati dove il risultato è scontato. Ad esempio Monica Baker, casalinga. Ha lasciato i figli al marito in Texas ed è venuta a Durham, ospite di una famiglia repubblicana che ha conosciuto per l'occasione. Lo stesso avviene da parte democratica. Terminato l'exploit televisivo, McCain ha ripreso a far comizi, ieri era in Pennsilvania, New Hampshire, Florida, due Stati democratici e uno repubblicano. Obama invece continua a far campagna in quelli conservatori. Sabato era in Colorado, Missouri, Nevada, ieri è rimasto tutto il giorno in Ohio. Uno non molla, l'altro non si fida. Agguerriti fino all'ultimo secondo. http://blog.ilgiornale.it/foa