"Usa Paese non ostile" Teheran libera la Saberi

Da otto a due anni. Il tribunale d’appello di Teheran ha ridotto la pena per la giornalista irano-americana condannata per spionaggio. Pena sospesa per la condizionale. Gli Usa considerati &quot;Paese non ostile&quot;<br />

Teheran - Pena ridotta e libertà. Il tribunale d’appello di Teheran ha ridotto da otto a due anni con la condizionale la pena per Roxana Saberi, la giornalista irano-americana condannata per spionaggio. Lo ha riferito il suo avvocato. Poco dopo la reporter è stata scarcerata. La condanna a otto anni inflitta in primo grado alla Saberi è stata ridotta a due anni, con sospensione condizionale della pena, perché gli Stati Uniti sono stati considerati un Paese non ostile. Lo ha detto oggi uno degli avvocati della giornalista irano-americana, Abdolsamad Khorramshahi. "Poiché con gli Usa non siamo in guerra - ha sottolineato il legale - la pena è stata ridotta". Roxana il 21 aprile aveva cominciato uno sciopero della fame per protestare contro la sua condanna, interrotto solo la settimana scorsa.

L'arresto a fine gennaio  Arrestata a fine gennaio a Teheran, Saberi - che ha 32 anni e la doppia nazionalità iraniana e statunitense - era stata condannata il 13 aprile a otto anni di prigione per spionaggio per conto di Washington. Il 21 aprile aveva cominciato uno sciopero della fame per protestare contro la sua condanna, interrompendolo dopo circa due settimane. Secondo la giornalista, la prima condanna era basata su una confessione estortale con la falsa promessa di una rapida liberazione. Nata e crescita in America, Saberi collaborava da Teheran per diverse testate prima del ritiro del suo tesserino di giornalista da parte delle autorità iraniane nel 2006.

L'impegno degli Usa
La sua condanna era stata interpretata da analisti americani e iraniani come il "no" del presidente Mahmoud Ahmadinejad alla "mano tesa" di Barack Obama per una ripresa del dialogo tra i due Paesi. Nei giorni scorsi era intervenuta per chiedere il suo rilascio anche il segretario di Stato americano Hillary Clinton, secondo cui la Saberi è stata "oggetto di un processo non trasparente, imprevedibile e arbitrario".