Usa, il Pentagono: condannare a morte 6 imputati dell'11/9

Gli Usa hanno chiesto sei condanne capitali per altrettanti presunti terroristi detenuti a Guantanamo e incriminati per gli attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle che costarono la vita a 2.973 persone

New York - Il Pentagono ha annunciato ufficialmente l’incriminazione di sei presunti terroristi detenuti a Guantanamo per l’attacco all’America dell’11 settembre 2001, che provocarono la morte di 2.973 persone. Per tutti e sei è stata chiesta la condanna a morte. Gli atti di incriminazione, secondo quanto ha reso noto in una conferenza stampa al Pentagono il generale Thomas Hartmann, riguardano in primo luogo l’attività di Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver proposto il progetto d’attacco già nel 1996 a Osama bin Laden e di averne poi seguito tutte le fasi fino all’attuazione. I detenuti incriminati dovrebbero ora venir processati dalle commissioni militari create dal Pentagono, che non sono mai entrate in azione a Guantanamo.

Imputati Gli altri cinque incriminati sono Mohammed al-Qahtani (in passato indicato come il possibile ventesimo dirottatore mancante dell’11 settembre); lo yemenita Ramzi Binalshibh (un membro della cosiddetta cellula di Amburgo); Ali Abd al-Aziz Ali (noto come Ammar al-Baluchi, nipote di Mohammed e ritenuto il braccio operativo del piano); Mustafa Ahmed al-Hawsawi (braccio destro di al-Baluchi); Walid bin Attash, noto con il nome di battaglia di Khallad, che avrebbe scelto e addestrato alcuni dei dirottatori.

Il processo Il generale Hartmann, un ufficiale dell’Air Force che svolge il compito di consigliere legale per i tribunali speciali militari, ha affermato che ai detenuti incriminati verranno concessi una serie di diritti, tra cui quello di controesaminare i testimoni e la possibilità di accedere a processi d’appello. Ma le fonti di prova saranno sottoposte a varie limitazioni, soprattutto quelle acquisite dalla Cia nelle prigioni segrete. La Cia ha ammesso nei giorni scorsi che Mohammed è stato sottoposto a "waterboarding", una tecnica di interrogatorio da più parti considerata una tortura, e la circostanza sembra destinata ad avere un peso nel processo.

Le prove Hartmann ha spiegato che toccherà a un giudice militare stabilire quali fonti di prova ammettere. In un capo d’imputazione lungo 90 pagine - in gran parte costituito dai nomi delle vittime - vengono contestate le accuse di omicidio, cospirazione per commettere omicidio, attacchi contro civili, lesioni aggravate volontarie, terrorismo e dirottamento di aerei. Quello messo in piedi dagli imputati, secondo il generale Hartmann, è stato "un sofisticato piano di lungo termine di Al Qaida per attaccare gli Stati Uniti d’America". I tempi del processo sono per il momento incerti, l’ipotesi è che possa venir celebrato in estate in una struttura speciale creata a Guantanamo, una tendopoli battezzata "Camp Justice".