«Gli Usa possono aprire un secondo fronte militare»

Gli aiuti a Hezbollah e la questione nucleare preoccupano il capo del Pentagono. Ma al Cairo contatti indiretti tra Usa e Iran

La frase è sibillina e sfugge alla maggior parte dei media, ma significativa. «Gli Usa possono combattere simultaneamente due guerre su fronti diversi», dichiara il ministro della Difesa Donald Rumsfeld durante un discorso pronunciato alla base militare di Fallon, in Nevada. E tra i nemici potenziali ha citato l’Iran, che ha accusato di finanziare, addestrare ed equipaggiare organizzazioni terroristiche, tra cui gli Hezbollah. Il riferimento è indiretto ed è prematuro interpretarlo come un cambiamento di rotta dell’Amministrazione Bush; ma in un momento in cui l’Iran torna prepotentemente in primo piano all’Onu per la vicenda del nucleare, tutti i segnali vanno valutati con molta attenzione.
Ahmadinejad è persuaso che in questo momento gli Usa non possano permettersi una nuova crisi in Medio Oriente, perlomeno non fino a quando l’Irak continuerà ad essere sconvolto dalla guerra civile. Ma il capo del Pentagono sembra voler incrinare le certezze del leader di Teheran. Ricorda che nonostante gli impegni a Bagdad e in Afghanistan, gli Usa possono far fronte a nuove minacce militari. Ammette che le forze di terra sono sotto pressione, ma non quelle aeree, né quelle navali. Ed è noto che se gli Usa decideranno di attaccare l’Iran sarà soprattutto con raid mirati sugli impianti nucleari e massicci bombardamenti dal cielo. Il messaggio è chiaro: l’Iran sbaglia se si considera al sicuro.
Washington, dunque, non esclude l’opzione militare, ma non abbandona quella diplomatica, seguita finora dal segretario di Stato Condoleezza Rice. Ieri il quotidiano egiziano Al Masri Al Yom ha rivelato che negli ultimi due giorni si è svolto al Cairo un negoziato indiretto tra gli Usa e l’Iran sulla questione dell’arricchimento dell’uranio. Il ministro degli esteri di Mubarak, Ahmed Abul Gheit, ha incontrato a più riprese i rappresentanti delle due parti. Nessuna indiscrezione sui risultati della mediazione, che però è stata implicitamente confermata dalla presenza nella capitale egiziana sia di Gregory Shulte, rappresentante Usa presso l’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica di Vienna) sia del vice ministro degli Esteri di Teheran, Mohammed Reza Baqiri, che ha visto il Segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa.
Ufficialmente nessuno cede: l’Amministrazione Bush continua a considerare inaccettabile la prospettiva di un Iran con l’atomica, il regime di Ahmadinejad e della Guida spiriturale Ali Khamenei tira diritto e ritiene inalienabile il diritto all’energia nucleare. Non tarderemo a capire chi dei due bluffa.