Usa, precipita l’inflazione È il calo record da 56 anni

In novembre i prezzi sono scesi dello 0,6%. È boom per gli investimenti stranieri: 106,8 miliardi

da Milano

I prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno segnato il maggior calo su base mensile (meno 0,6%) in oltre 56 anni, grazie soprattutto a una flessione record dei prezzi dell'energia, calati dell’8 per cento. Il risultato superiore alle attese degli analisti, che avevano stimato un calo dello 0,4%, viene letto come una nuova prova dell’uscita dell’economia americana dalla fase difficile che aveva fatto seguito agli uragani Katrina e Rita. Anche se, al netto di energia e alimentari, l'inflazione ha mantenuto il tasso di crescita del mese precedente.
Non ha deluso anche un altro importante dato congiunturale atteso ieri, quello relativo alla produzione industriale che, dopo il balzo di ottobre (più 1,3%), ha mantenuto a novembre un passo sostenuto: più 0,7%. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva è salito all'80,2%, superando quindi la quota 80% che indica un'accelerazione delle attività industriali, dal 79,8% di ottobre. Le attese indicavano un rialzo della produzione di 0,5% e un utilizzo degli impianti del 79,8%.
Secondo i dati del governo, dunque, la discesa dell’inflazione è stata guidata dalla benzina, i cui prezzi, che erano balzati al rialzo dopo l'uragano Katrina, sono scesi del 16% - un record - mentre i prezzi del gas naturale sono scesi dello 0,5%, che è comunque la maggiore flessione da maggio. In compenso i prezzi dell'elettricità sono rincarati del 3,8%, l’aumento mensile più alto dal 1952. Il core index, cioè escluse le componenti volatili rappresentate da prodotti energetici ed alimentari, è invece aumentato dello 0,2%, lo stesso valore di ottobre. Sull’anno i prezzi sono cresciuti del 3,5%, rallentando il passo rispetto al 4,3% di ottobre. Anche su base annuale, il core index ha mantenuto in novembre lo stesso valore del mese precedente (più 2,1%), leggermente al di sopra, quindi, della soglia ideale d'oscillazione per l'inflazione che per la Fed è compresa tra l'1 e il 2 per cento.
Saldo ultrapositivo, infine, per le compravendite di asset statunitensi da parte di investitori stranieri, schizzate ad ottobre al record di 106,8 miliardi di dollari. Il dato, anche in questo caso, è nettamente oltre le previsioni. Gli analisti stimavano infatti un saldo positivo per 75 miliardi rispetto ai 101,9 del mese precedente. Il dato è molto seguito dal mercato dei cambi, considerata la necessità da parte degli Usa di finanziare il vistoso deficit dei conti con l'estero, salito a ottobre a 68,89 miliardi di dollari. Uno squilibrio che il flusso degli acquisti di asset, tuttavia, copre ampiamente, secondo gli operatori: il che spiega la reazione della moneta unica, ieri in calo sul dollaro fino a 1,1937.