Usa, primo ok del Senato al piano Obama

Dopo il primo via libera del Senato al pacchetto di stimoli
anticrisi da 800 miliardi di dollari Obama chiede al Congresso la pronta
approvazione del piano. In caso contrario &quot;rischio catastrofe&quot;: potrebbero saltare 4 milioni di posti di lavoro, ammonisce il presidente<br />

Washington - Per un’ora ha parlato agli americani, in prima serata, per ribadire la necessità di approvare velocemente il piano di incentivi al vaglio del Congresso. Piano che dovrebbe evitare che "la crisi si trasformi in una catastrofe" per gli Stati Uniti. Ma questa, per il presidente Barack Obama, non è una novità. Lo è invece la scelta dei tempi - la prima serata televisiva, il momento di massimo ascolto - che rappresenta un’ulteriore dimostrazione della volontà di parlare con la massima trasparenza possibile, direttamente agli americani, quasi senza il filtro dei media.

Primo sì del Senato Il piano di stimoli per l'economia ha ricevuto il primo via libera dal Senato americano. Si attende ora il semaforo verde per l'altro piano ugualmente importante, quello che mira a favorire il credito e a stabilizzare i mercati finanziari. Il piano sarà illustrato nel pomeriggio dal segretario al Tesoro Timothy Geithner.

I temi caldi Parlando agli americani in diretta tv Obama non si è accontentato di fare un appello alla nazione ma ha voluto anche rispondere alle domande dei giornalisti, che lo hanno pungolato sulla crisi economica, cosa del resto più che prevedibile, ma anche sui rapporti diplomatici con l’Iran, sull’eventuale ritiro dall’Afghanistan (su cui Obama non si è sbilanciato, limitandosi a dire che è necessario agire "in modo intelligente ed efficace"), sulla tortura (punto su cui ha ribadito un deciso "no" e la volontà di "attenersi ai trattati internazionali" pur non limitando gli sforzi nella lotta al terrorismo"), sulla proliferazione nucleare e persino sul campione di baseball Alex Rodriguez che ha ammesso di avere fatto uso di steroidi, in una vicenda tra l’altro giudicata da Obama "deprimente".

Piano per l'economia Che la crisi economica e le possibili strategie per uscirne avrebbero fatto la parte del leone era cosa largamente attesa, soprattutto dopo che il presidente ha rispolverato lunedì il modello "campagna elettorale" andando personalmente in Indiana, uno degli Stati dell’Unione maggiormente colpiti dalla crisi, a spiegare il piano di incentivi che ha ricevuto la settimana scorsa il via libera della Camera e che ha passato un test decisivo al Senato, dove sarà messo ai voti per il via libera finale. Obama ha ribadito che "occorre agire in fretta" e che sarebbe "insensato" rimandare ulteriormente un’azione vitale per creare nuovi posti di lavoro - "fino a quattro milioni" - in quella che è considerata "la misura del successo" del pacchetto di incentivi.

Ancora due anni difficili Nonostante tutto Obama è "fiducioso" che la ripresa sarà possibile, ma appunto occorre che il Congresso metta da parte le discussioni e, ritrovando lo spirito bipartisan in cui il presidente crede ancora molto. E soprattutto non sarà facile: i prossimi due anni saranno ancora tetri, con un deficit pari a un miliardo di dollari, ma "agendo in modo corretto ora, un inizio di ripresa sarà possibile già l’anno prossimo". Certo, in passato sono stati fatti errori - "io ho ereditato questa situazione", ha detto Obama - e nuovi passi falsi sono stati fatti persino nella messa a punto del "Tarp", il piano anticrisi da 700 miliardi di dollari varato dall’amministrazione Bush e che deve ora essere gestito dal nuovo presidente. Se a questo si aggiunge il fatto che il sistema bancario ha agito in modo sconsiderato, la strada che il presidente Obama si accinge a intraprendere appare decisamente in salita.

Posti di lavoro e rilancio consumi La soluzione, ha spiegato una volta di più Obama, sta nella creazione di posti di lavoro e nel rilancio del credito al consumo, motivo per cui "gli sgravi e i tagli fiscali non sono sufficienti a risolvere i problemi", ma occorre anche una consistente manovra di spesa pubblica, appunto prevista dal piano di incentivi.

I nodi della politica estera Se la parte introduttiva dell’intervento è stata dedicata all’economia, sono state le domande dei giornalisti a portare il presidente su terreni diversi, in particolare collegati alla politica estera. Per quanto riguarda i rapporti con l’Iran, Obama ha ribadito la volontà di "usare tutti gli strumenti a disposizione", compresa la diplomazia, anche in forma diretta. "Mi aspetto che nei prossimi mesi ci sia un’apertura, in modo da portare le strategie nella giusta direzione. È tempo che l’Iran invii segnali costruttivi", ha detto Obama. Parlando invece del Pakistan, il presidente ha sottolineato che non ci sono dubbi che nel Paese ci siano aree lungo i confini "dove i terroristi possono agire indisturbati" e questo "non è accettabile", anche perché la questione rappresenta "un pericolo per il Pakistan stesso, almeno tanto quanto lo è per gli Stati Uniti".