Usa, processo scandalo è identico a un libro...

Strane coincidenze: una ricca corporation, una vedova senza paura, giudici corrotti. Sembra
fantasia e invece è la realtà. Che lo scrittore Grisham ha copiato: il best seller "Ultima sentenza" ha la stessa trama

New York - Un caso finito sui banchi della Corte Suprema della West Virginia sta adesso approdando anche sulle prime pagine dei giornali. Non perché sia un processo straordinario, e nemmeno perché i protagonisti abbiano grandi nomi. È solo che somiglia stranamente alla trama dell'ultimo romanzo di John Grisham, The appeal («Ultima sentenza» nella versione italiana) numero uno per parecchie settimane delle classifiche dei best seller americani.

Due anni fa a Beckley, un tranquillo paesino di minatori, il proprietario di una miniera di carbone aveva fatta causa ad una delle più potenti corporation degli Usa e si era fatto aggiudicare dal tribunale della contea una cifra inaspettata: 50 milioni di dollari. Secondo l'accusante la corporation gli aveva inaspettatamente annullato un contratto pluriennale, lasciandolo senza introiti e la giuria, vista la validità delle prove, gli aveva aggiudicato il caso. Ma poi la corporation - la quarta per grandezza di tutti gli stati dell'Unione - non si è arresa.

Grazie ad uno stuolo di legali ha corrotto un giudice (proprio quello a cui era stato affidato il caso) passandogli sottobanco alcuni milioni di dollari per farlo eleggere alla Corte suprema. Quest'ultimo, un omone sovrappeso col doppio mento e gli occhi piccoli e infossati, ha mantenuto la promessa fatta al momento di ricevere quella mazzetta. Ha cioè aggiunto il suo voto a quelli di una giuria che era perfettamente divisa tra la corporation e l'avversario, salvando la corporation dall'enorme penale.

La storia è curiosamente identica alla trama dell'ultimo libro di Grisham, «The appeal», uscito pochi mesi fa e subito salito in cima alle classifiche dei best seller americani (e anche un po’ a «La Giuria» diventato un film con Gene Hackman nel 2003). E se non fosse che la corporation esiste e che si chiama A.T. Massey Coal e che a farle causa è stato Hugh Caperton, proprietario della Harman Mining Co., ci sarebbe da credere che Grisham abbia semplicemente rubato la trama dalle pagine della cronaca locale della Charleston Gazette.
L'autore, nato nel 1958 nell'Arkansas, questo non l'ha mai negato: intervistato dalla rete televisiva Nbc durante la presentazione del suo romanzo (il ventiduesimo di questo prolisso ex avvocato che ha pubblicato un thriller all'anno dal suo debutto nella fiction del 1988), Grisham aveva ammesso che la trama di «The appeal» in fondo già esisteva. E che era ambientata tra le miniere della West Virginia.
La protagonista di «The appeal» è invece una vedova del Mississippi che fa causa ad una ditta di prodotti chimici per aver gettato delle scorie tossiche nell'acqua che aveva fatto ammalare di cancro suo marito, uccidendolo. Fin qui non c'è nessun parallelo col caso della A.T. Massey Coal e del suo presidente, Brent Benjamin. Se non fosse che nei seguenti capitoli la matassa del thriller rivela una profonda somiglianza col caso delle miniere della West Virginia. La vedova protagonista del romanzo di Grisham vince infatti anche lei in prima istanza una notevole somma di denaro, ma poi a voltare pagina si scopre che gli avvocati difensori della ditta corrompono un giudice che alla Corte Suprema ribalterà la sentenza.

Adesso che i paralleli tra il thriller e il caso della Massey sono stati evidenziati anche dai media (il quotidiano Usa Today l'ha sbattuto in prima pagina) il legale della corporation, Andrew Frey, cerca di difenderne il buon nome. «Non si è trattato di sotterfugi o mazzette - hanno dichiarato -. Ma di un'elezione onesta, a cui la Massey ha contribuito senza secondi fini». Comunque vada a finire per Grisham è stato un successo...