Usa, a ruba il kit per la paternità Il popolo delle infedeli allo scoperto

Negli Usa il kit per la paternità fai-da-te: a comprarlo sono in maggioranza le donne perché hanno dubbi su chi sia il papà naturale dei loro bambini

È il popolo delle infedeli che sgattaiola dall’incertezza per infilarsi di corsa in una farmacia a domandare di quel certo test di cui ha sentito parlare. «Non è per me ovviamente - si sbrigano a precisare al commesso - è per una mia amica che non può uscire di casa e mi ha chiesto di farle il favore».
Intanto sono tutte lì a fare la fila, ognuna con lo stesso obiettivo: scoprire la verità sul padre del loro bambino. La voce di questo nuovo kit si è sparsa e nessuna osa mettere la mano sul fuoco. Così, da quando dei banchi delle farmacie degli Stati Uniti si vende il test sulla paternità fai-da-te lo vogliono quasi tutte. Il 60 per cento per la precisione. Chi ne fa richiesta, dice una ricerca della Food and Drug Administration sono soprattutto donne. E il 30 per cento giura di prendere il test per qualcun altro. Solo sulla costa occidentale, 10mila confezioni tre mesi. Tutte ragazze con la coscienza sporca, dubbi e sensi di colpa. Trenta dollari per chiudere con la paura. Tornate a casa resta un compito fondamentale: raccogliere i campioni di saliva del partner. No panic: tracce lui, ne lascia sempre in abbondanza: sullo spazzolino, sulle posate, sul bicchiere. Ancora 119 dollari per spedire il pacco al laboratorio di analisi. L’esito tornerà indietro per posta.

Intanto non resta che aspettare. E sperare. Pregare che il verdetto alla fine sia un benedetto sì. E a quel punto festa. E basta con notti insonne, con quel frugare e ripescare nella memoria alla ricerca di indizi utili: lineamenti, somiglianze calcoli.
Tendenze americane si potrebbe dire. Storie da vip, divi dello spettacolo, calciatori, principi. Come il caso della piccola Dannielynn, figlia di Anne Nicole Smith l’ex playmate di Playboy. Bimba contesa da due padri per l’eredità, Diego Armando Maradona che ha dovuto sottoporsi, dopo anni di liti, al test e riconoscere quel figlio italiano, o quella storia complicata di Boris Becker.

In Italia secondo un recente sondaggio, un bambino su dieci è figlio di un padre diverso dal presunto, e non saranno tutti figli di vip. A «censire» questo esercito di illegittimi spesso inconsapevoli è Bruno Dellapiccola, genetista dell’università di Roma. «Dalle nostre stime - dice Dellapiccola -, emerge che in Italia fino al 10 per cento dei bebè nati ogni anno ha un papà differente da quello presunto». Le ragioni? Molteplici secondo il genetista. «Mille occasioni di incontro, il fatto che spesso i componenti di una coppia si trovino a lavorare in città diverse e la facilità dei rapporti sociali giocano a favore del fenomeno».

L’anno scorso, a Merano, in val Venosta mezza squadra di calcio ha dovuto sottoporsi al test di paternità richiesto dalla mamma di un bambino. Lei, tutti dubbi e poca memoria, voleva togliersi ogni sospetto e tramite il suo avvocato aveva chiesto il test anche un paio di assessori comunali e altri compaesani. Di fronte a stupori e dissensi dell’opinione pubblica il sindaco si era permesso di intervenire e precisare: «Vero è che questa donna, una ragazza sempre un po' con la testa nelle nuvole, ha avuto un figlio a dicembre e che sono due i possibili padri. Ma non così tanti».
Storie esagerate, spiattellate in prima pagina su giornali. Ma la quotidianità tra le mura domestiche è ben altra cosa. O no?