Gli Usa: sabato state lontani da Vicenza

Dalla diplomazia statunitense un avviso sul web che mette in guardia gli americani da possibili incidenti. Nel governo: la sinistra radicale pronta a scendere in piazza

Roma - Ci mancherebbe: in Italia c’è una democrazia libera e, «ovviamente la gente è libera di esprimere il proprio pensiero e certamente di fare o partecipare a una manifestazione» (sei arrestati preparavano la marcia contro la base). L’ambasciatore degli Stati Uniti, Ronald Spogli, sceglie l’understatement e non cade nel tranello dell’ingerenza. Manifestare contro la base Usa di Vicenza si può, «è un diritto». Però l’ambasciatore non cela qualche preoccupazione: «Spero che tutto vada bene dal punto di vista della sicurezza», aggiunge. Sul sito ufficiale dell’ambasciata, intanto, è comparso un avviso ai cittadini statunitensi: «Si consiglia di evitare il centro cittadino di Vicenza e le zone della base militare dal 16 al 18 febbraio, per evitare di offrirsi come possibile bersaglio a manifestanti antiamericani».
Il suggerimento è quello di «monitorare i media locali sulla prevista manifestazione del 17 febbraio» e si sottolinea che, «sebbene non si prevedono violenze», la protesta attirerà secondo le stime delle forze dell’ordine circa 70mila persone, e «potrebbero parteciparvi gruppi che sono stati violenti in passato». L’ambasciatore Spogli smentisce quanto sostenuto da una ventina di cittadini statunitensi, che avrebbero ricevuto a casa una lettera che sconsigliava loro di unirsi a una manifestazione definita «antistatunitense». «Non so di che cosa si tratti, è la prima volta che ne sento parlare... », afferma Spogli.
Se la diplomazia Usa teme il fronte caldo di Vicenza, rovente si fa la battaglia nel governo italiano. Il capo dei deputati verdi, Angelo Bonelli, è sbigottito e preoccupato» per le raccomandazioni Usa. «Non bisogna costruire volutamente un clima di tensione lanciando raccomandazioni di questo tipo», avverte. La sinistra radicale si prepara a scendere in piazza in forze, per rivendicare «il diritto all’ascolto» delle popolazioni. Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ieri ha incontrato il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Chiesto dopo lo smacco al Senato della scorsa settimana, l’incontro è servito a fare il punto su Vicenza e Afghanistan, anche se la linea ufficiale - come ripete il capo dei deputati prc, Gennaro Migliore -, è che le due vicende siano «distinte». Però è chiaro che la visibilità del dissenso su Vicenza può non ripercuotersi sull’intera politica estera solo a patto che l’Unione superi lo scoglio afghano.
Migliore, che sarà in piazza, chiede che Prodi «torni sui suoi passi». Anche perché, argomenta, «il problema è proprio che l’esecutivo non ha emanato alcun atto sulla vicenda, limitandosi a subire una decisione presa dal governo precedente». La linea del dissenso di Prc s’inerpica su un passaggio assai stretto: se i dirigenti politici (il segretario Giordano in testa) «non faranno mancare il proprio sostegno alle popolazioni in lotta», il ministro Ferrero ha scelto un profilo di responsabilità. «Il 17 febbraio starò a casa ad ascoltare, come ministro non parteciperò, non si possano fare due parti in commedia... ». In piazza ci sarà il sottosegretario Alfonso Gianni, che teorizza: «È giusto partecipare, la ragione plausibile è data dal fatto che a parte il Consiglio dei ministri, al quale i sottosegretari non partecipano, non c’è stato alcun altro luogo di discussione». A manifestare ci sarà senz’altro il sottosegretario verde Paolo Cento, che chiede al proprio governo «uno sforzo per modificare la propria decisione». E in piazza non mancherà la sinistra ds, con Cesare Salvi e Gloria Buffo.
Al resto della coalizione la linea di lotta e di governo rimane però indigesta: Fabris (Udeur) chiede ai sottosegretari un atto di «coerenza e buongusto: si dimettano». Il vicepremier Rutelli esclude ripensamenti, mentre il sindaco di Bologna, Cofferati, prende partito: «Prodi mantenga la rotta, perché la logica delle geometrie variabili va rifiutata».