Usa, saltano aiuti auto GM verso il fallimento: "Tagli alla produzione"

Bocciati gli aiuti da 14 miliardi di dollari. I <em>big</em> dell'auto sull'orlo del fallimento: nel 2009 GM ridurrà la produzione di 250mila unità. Ma il tesoro Usa non esclude di usare parte del piano per le banche. Tokyo precipita, forte ribasso dell'Ue

New York - Il Senato statunitense boccia il piano di salvataggio dell’industria automobilistica di Detroit da 14 miliardi di dollari, dopo che il sindacato dei lavoratori dell’auto, lo United Auto Workers, ha rifiutato di accettare la richiesta di ridurre i salari. Ma, naufragati i tentativi da parte del Congresso, l’esecutivo Usa è pronto a intervenire per evitare il fallimento dei produttori automobilistici finché i parlamentari non torneranno a incontrarsi.

Il piano auto bocciato I senatori avevano chiesto al sindacato di accettare una riduzione del salario dei lavoratori delle aziende da salvare a partire dal 2009, portando i loro compensi allo stesso livello dei colleghi giapponesi. Il sindacato aveva invece proposto di rinviare la questione al 2011. A fronte del mancato accordo, il Senato statunitense ha quindi respinto il piano con 52 voti contro 35 su un voto procedurale, che richiedeva 60 voti a favore. Solo 10 repubblicani e due indipendenti hanno sostenuto il voto di 40 senatori democratici. Tre democratici hanno invece votato contro 31 repubblicani. Il Congresso non tornerà a riunirsi prima dell’inizio di gennaio. La bocciatura del Senato lascia i tre colossi di Detroit, General Motors, Ford e Chrysler, in una situazione di limbo.

Gm e Chrysler verso il fallimento Gm e Chrysler hanno già fatto sapere che potrebbero fallire nel giro di alcune settimane. Ford ha dichiarato di non aver bisogno subito dell’aiuto federale, ma non di poter offrire garanzie sui tempi della propria sopravvivenza. Ad ogni modo, General Motors ridurrà la produzione del primo trimestre 2009 di 250mila unità, "in risposta al collasso della domanda nel settore auto statunitense". Il colosso di Detroit prevede che la produzione nel primo trimestre 2009, dopo gli ultimi tagli, calerà del 60% rispetto allo scorso anno. Gm annuncia anche che alcuni impianti situati nel nord degli Stati Uniti dovranno essere chiusi nel mese di gennaio.

Piano di emergenza A fronte della bocciatura del piano, invece i leader democratici sono tornati a chiedere alla Casa Bianca di mettere a disposizione di Detroit parte dei fondi del piano di salvataggio di Wall Street da 700 miliardi di dollari. Ora la Casa Bianca sta prendendo in considerazione la possibilità di ricorrere ai fondi stanziati per il pacchetto di fondi di emergenza stanziato in ottobre per salvare Wall Street. Nelle scorse settimane il governo Bush aveva ripetutamente affermato di non voler far ricorso al Tarp, che era stato concepito unicamente per gli istituti finanziari. Immediata la reazione del dipartimento del Tesoro americano che è pronto a "prevenire un imminente fallimento" delle società automobilistiche di Detroit.

La delusione di Obama "Sono deluso che il Senato non abbia trovato un accordo sul piano di aiuti all’industria dell’auto - ha commentato il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama - la mia speranza è che l’amministrazione ed il Congresso trovino ancora il modo per dare all’industria l’aiuto temporaneo che serve per attuare la ristrutturazione di lungo periodo di cui ha assolutamente bisogno". "Milioni di posti di lavoro americani dipendono direttamente o indirettamente da dall’industria di Detriot", ha concluso il presidente eletto sottolineando come "il rilancio dell’intera economia nazionale non dovrebbe essere una questione di partito".

L'Europa chiudono in rosso Precipitano le borse mondiali dopo che ieri sera il Senato Usa non è riuscito a trovare un accordo sul piano di salvataggio del settore automobilistico. Ora General Motors e Chrysler rischiano il collasso finanziario, mentre i mercati tremano all’idea che uno dei pezzi più importanti dell’industria statunitense vada in bancarotta. Ma la Casa Bianca e il Tesoro Usa hanno limato le perdite dei mercati assicurando, successivamente, che si apprestano ad intervenire contro i fallimenti. In Asia Tokyo e Hong Kong chiudono in calo del 5,5%. In chisura i principali listini europei hanno limitato le perdite dopo le fortissime vendite della mattinata: a Francoforte il Dax ha chiuso a -2,18%, a Parigi il Cac40 a -2,80%, a Londra il l’Ftse100 a -2,60%.

Male a piazza Affari La Borsa conclude con un ribasso non troppo marcato (-2,32%) una giornata che era partita sotto i peggiori auspici, a causa dell’effetto negativo dello stop al piano di sostegno al settore automobilistico negli Stati Uniti. L’indice Mibtel è arrivato a perdere anche oltre il 5% in mattinata, in linea con quanto avveniva anche nelle altre piazze europee e penalizzato anche dalle performance negative dei titoli energetici, che subivano a loro volta il nuovo calo del prezzo del petrolio. Nel pomeriggio, però, l’inatteso miglioramento dell’indice sulla fiducia dei consumatori Usa calcolato dall’Università del Michigan ha ridato fiato ai listini internazionali, partendo da Wall street, e Milano, come le altre europee, ha chiuso molto al di sopra dei minimi. È però rimasta molto negativa la performance di Fiat, il peggiore fra i titoli del settore in Europa e anche i bancari chiudono in netto calo.