Usa, si finge colombianae la polizia la estradaMa è cittadina americana

Pizzicata a rubare cosmetici, la 14enne ha dato un nome falso. E nonostante non parlasse spagnolo nessuno si è accorto della bugia: è stata estradata e ha vissuto sei mesi a Bogotà con documenti e passaporto colombiano

Da più di un anno genitori, amici, la polizia di tutti i 50 Stati e l'Fbi la cercano in ogni angolo d'America. È una ragazzina di 14 anni di Dallas finita subito nella lista dei "Missing", dei 100 minorenni più ricercati degli Usa: in Texas ne parlano giornali e televisioni dal novembre 2010. E pochi giorni fa finalmente la nonna Lorene l'ha rintracciata su Facebook: sua nipote è stata deportata in Colombia dal Dipartimento dell'Immigrazione. La ragazza di colore è americana-americana. Genitori, nonni e avi: tutti americani da generazione. La ragazzina parla solo e soltanto l'inglese, non sa una parola di spagnolo e mai ha imparato lo spagnolo a scuola. Come sia finito in Colombia dallo scorso anno è un mistero.

E' una vicenda che supera la fantasia di una grande fiction hollywoodiana. Più di un anno fa, la teenager, Jakadrien Turner, fu arrestata dalla polizia di Dallas mentre rubava cosmetici e abbigliamento intimo in un centro commerciale. Per timore di essere punita dai genitori e dalla nonna Lorene, degli evangelici presbiteriani che vivono secondo gli insegnamenti della Bibbia, la ragazza ha detto alla polizia di essere una immigrata clandestina colombiana. E di essere maggiorenne. Ma anche un cieco si sarebbe reso conto che si trattava di una ragazzina, la quale ha un accento spiccatamente americano, anzi parla uno slang texano che lascia pochi dubbi. E non conosce una parola spagnola. Bene: assistenti sociali, psicologi, l'avvocato difenfore e tutti i vari agenti bilingue del dipartimento d'immigrazione, l'Immigration and Customs Enforcement, si sono tutti bevuti la storia che fosse una clandestina colombiana. E maggiorenne.

Lei si è inventata delle generalità false: nome, cognome, data e luogo di nascita. I nomi dei presunti genitori colombiani ed altro. L'Immigration and Customs Enforcement ha inviato al governo colombiano tutte le informazioni, generalità, foto e impronte digitali della finta immigrata. E il governo colombiano ha risposto - con solerzia - che esisteva una ragazzina del genere nella periferia di Bogotà e che accettavano subito il rimpatrio forzato. In realtà, il poco zelante funzionario colombiano, per pigrizia, ha messo un paio di timbri e firme sulla richiesta di rimpatrio senza controllare niente.

Nel frattempo la ragazza trascorre ben 4 mesi nelle carceri di Dallas, nell'ala riservata agli immigrati da rimpatriare e nessun guardia carceraria e agente dell'immigrazione si accorge di niente. Così accade in tribunale: ha ben 4 udienze: il giudice di prima e seconda istanza, quindi due differenti pubblici ministeri, vari interpreti, altri assistenti sociali e psicologi, cambia anche l'avvocato difensore, anch'ella bilingue. Nessuno si accorge che non parla spagnolo e soprattutto il suo accento perfettamente texano dovrebbe insospettire.

Quindi scatta la fase del rimpatrio: in aereo la scorsa estate atterra per la prima volta in vita sua in Colombia, ma all'aeroporto di Bogotà appena gli agenti americani del Department of Immigration consegnano la ragazza ai colleghi colombiani, non c'è nessun controllo. Dopo pochi minuti, attraversa la dogana colombiana ed è libera di andare dove vuole. Si ritrova fuori l'aeroporto, sicuramente dove il suo fidanzato colombiano la sta aspettando. Poi si passa all'incredulità: in questi ultimi 6 mesi la teengaer americana ha vissuto a Bogotà, come donna di servizio in una mega villa di miliardari, con documenti veri colombiani. Forniti dal locale Comune dove viveva con le generalità dei documenti del rimpatrio americano: avallate e confermate dal governo colombiano. E con tanto di passaporto, colombiano, ovviamente.

L'unica che non si è mai data pace in questi 14 mesi è la nonna, la quale instancabilmente la cercava ogni giorno su internet e Facebook. Poi due giorni prima di Natale il lieto evento su Facebook. Nonna Lorene ha riconosciuto la foto della nipotina Jakadrien e ha informato l'Fbi che ha subito allertato le autorità colombiane di rimpatriare immediatamente l'americana, in quanto minorenne. Jakadrien atterrerà domani all'aeroporto di Dallas con un volo diretto da Bogotà, ma i tanti misteri di questa assurda e impossibile vicenda rimangono.

Grande imbarazzo per gli agenti e i super esperti psicologi - tutti bilingue - del dipartimento di immigrazione, il più attrezzato e sofisticato al mondo soprattutto a livello informatico. Se una ragazzina di 14 anni la dà a bere a tutti, figurarsi cosa accade con criminali illegali e spacciatori veri del grande traffico narco colombiano e messicano.