Usa, si può comprare il giudice

Negli Stati Uniti i magistrati sono eletti dal popolo. E fanno campagna
elettorale, con finanziamenti privati anche delle multinazionali. Adesso
la Corte Suprema ha ritenuto incostituzionali i tetti delle donazioni

Hai voglia, l’America. I giudici, i magistrati, la Corte Suprema. Un mondo perfetto che in Italia spesso invidiamo, influenzati dalle cronache dei giornali, ma anche dalla produzione di Hollywood. Il mito della Giustizia «a stelle e strisce» è radicato nella nostra coscienza collettiva. E il paragone con certe note performance dei nostri tribunali, un po’ ci rincuora. Moderni epigoni di Alberto Sordi pensiamo che «negli Usa non sarebbe successo».

Poveri illusi. Noi. E gli americani. Già, perché la grande tradizione giuridica degli Stati Uniti incentrata sull’indipendenza dei giudici traballa sempre di più, benché i media tendano a sorvolare su questi aspetti e preferiscano crogiolarsi nei luoghi comuni. Ad esempio, ignorando notizie clamorose come quella che permette di comprare i giudici. Sì, avete letto bene: comprare un giudice. Lo ha stabilito una sentenza della Corte Suprema federale.

Premessa, doverosa: il sistema statunitense è diverso dal nostro. Oltreoceano i magistrati non fanno carriera per anzianità. I giudici e i procuratori pubblici dei singoli Stati sono eletti da popolo. In origine si trattava di una misura a tutela del cittadino, il quale poteva valutare quale fosse la persona più degna a rappresentarlo e dunque votarlo. Nello spirito di Montesquieu, il magistrato da un lato era indotto alla responsabilità di fronte agli elettori, dall’altro era sottratto a condizionamenti corporativi o a indebite influenze della politica.

Tuttavia, con il trascorrere del tempo e l’avvento della società della comunicazione, quello spirito è evaporato. I giudici continuano a essere eletti dal popolo, ma per ottenere i consensi necessari hanno iniziato a fare campagna. Dapprima alla buona, ora alla grande, al punto che le loro sfide assomigliano sempre di più a quelle per i seggi in parlamento. Dalla politica spettacolo alla giustizia spettacolo. Siti internet, spot televisivi, pubblicità sui giornali, volantini, promosse roboanti; suggerite dagli spin doctor, i quali sanno come vincere le elezioni, ma sostenendo costi molto elevati.

E chi finanzia? In gran parte estimatori privati, i quali versano oboli, rispettando norme piuttosto severe circa l’entità della donazione. Un candidato giudice era costretto a sollecitare tanti piccoli versamenti da più soggetti.

Alcune settimane fa, però, la Corte suprema federale, esaminando un causa sui contributi in ambito politico, ha ritenuto incostituzionali i tetti delle donazioni. Di fatto, se alle prossime elezioni una multinazionale deciderà di versare a Obama qualche decina di milioni di dollari potrà farlo. Una decisione che ha suscitato diverse polemiche, ma la cui portata è sfuggita ai più; poiché riguarda anche i giudici.

Sul New York Times o sul Washington Post neanche una riga. Ad accorgersene per primo è stato un docente dell’Università di Missouri-Kansas City, William K. Black, che ne ha parlato su internet. Da adesso qualunque società privata potrà sostenere a suon di milioni di dollari la campagna di un giudice. Con quali intenzioni è fin troppo evidente. Se si finisce in causa è meglio che il giudice o il procuratore pubblico abbia un debito di riconoscenza nei propri confronti. E comunque l’influenza di certe Corti supreme statali è tale da meritare certi investimenti.

Ad esempio, la campagna per il posto di giudice supremo in Alabama costa fino a 12 milioni di dollari. Ma a chi può importare di uno staterello con cinque milioni di abitanti? I grandi affari si fanno a New York, in California, a Washington DC. La Corte dell’Alabama, però, a lungo si è mostrata assai ben disposta nei confronti delle «class action» dei consumatori. Adesso molto meno. Negli ultimi tempi sono stati eletti giudici che hanno rovesciato l’impostazione di fondo. Addio risarcimenti multimilionari. E indovinate chi ha finanziato le loro campagne elettorali?

È evidente che nemmeno le vecchie leggi, per quanto severe, bastavano a scongiurare indebite interferenze. Ora, però, la situazione è destinata a peggiorare. E di molto. La Camera del Commercio, secondo i dati del 2003, aveva speso 100 milioni di dollari per sostenere magistrati, «business friendly». Domani potrà sborsare anche un miliardo.

Decisamente un’altra America. Per nulla affascinante e da non imitare.