Gli Usa tirano la cinghia: chiusi i set dei film di Depp e Ron Howard

La crisi colpisce gli Studios. Disney, Universal e altri produttori tagliano budget senza guardare in faccia a nessuno. Le star? Tornano a casa

Anche il dorato mondo di Hollywood fa i conti con la crisi globale. Dare un’aggiustatina al ribasso ai budget, ormai non basta più, occorre tagliare qualche ramo. E non, come si fa solitamente nelle aziende in difficoltà, di quelli secchi, bensì di quelli che dovrebbero (ormai possiamo dire avrebbero dovuto...) ancora nascere. A farne le spese sono alcune star di prima grandezza come Johnny Depp, Tom Cruise ed Eminem, costretto a rimandare il proprio ritorno nelle sale cinematografiche.
Viene riposto nella valigia dei sogni il remake, targato Disney, di The Lone Ranger, il cult western nato alla radio negli anni Trenta. La regia era stata affidata a Gore Verbinski (Rango), con Depp come protagonista e la produzione di Jerry Bruckheimer. Depp e Bruckheimer, afferma il ben informato Variety, tenteranno il salvataggio in corsa dell’opera, magari approdando ad altri lidi. Vedremo. Intanto «i motivi dello stop sono economici e non artistici», precisa Hollywood Reporter. In effetti, sforare la già generosa soglia dei 200 milioni di dollari sarebbe stata un’esagerazione persino per la casa madre del (un tempo) parsimonioso Topolino... Dunque, nessun «botto» natalizio (l’uscita della pellicola era stata pianificata per il 21 dicembre) per il colosso che porta il cognome del mitico Walt e che il presidente Rich Ross sta sottoponendo da due anni a una rigorosa cura dimagrante che riguarda pure il fantascientifico John Carter, di cui si rigireranno alcune scene, e Oz: The great and powerful di Sam Raimi con James Franco, prequel di Il mago di Oz.
Ma i signori delle major, con un occhio alla calcolatrice e l’altro fisso sugli indici di Wall Street, hanno proprio deciso di invertire la rotta, stoppando altri progetti già avviati a sicuro successo, come spiega il sito Deadline.com. È infatti rimasto a piedi il super progetto a metà fra due generi, il western e il fantasy, The Dark Tower, ispirato all’opera di Stephen King e composto da una trilogia di film e ben due serie tv. Le riprese del primo lungometraggio, affidate a Ron Howard (Il codice da Vinci) sono state azzerate dalla Universal di punto in bianco dopo che, secondo il Los Angeles Times, la proposta di limitarsi a una sola pellicola era stata rifiutata con sdegno dagli autori. Sempre la Universal spicca per la sua politica «risparmiosa», avendo già bloccato a marzo At the mountains of madness, l’horror da 150 milioni di dollari con Tom Cruise che il regista messicano Guillermo del Toro voleva trarre da un altro classicissimo del genere: il romanzo Alle montagne della follia di H.P Lovecraft datato 1936. E non ha superato le colonne d’Ercole della preproduzione In the Eights, adattamento da 37 milioni di dollari del famoso musical di Broadway. Avrebbe dovuto dirigerlo Kenny Ortega, ora approdato alla regia del nuovo Dirty Dancing.
Infine, è rimasto vittima della crisi che non fa sconti a nessuno anche Southpaw di Antoine Fuqua. La Dreamworks ha mandato ko, con un gancio cui appendere i sogni di gloria, il dramma sul mondo della boxe che avrebbe segnato il ritorno sul set del rapper Eminem nove anni dopo 8 Mile. Sul ring del mercato è difficile reggersi in piedi.