La usano il 5,4% degli italiani

Eleonora Barbieri

da Milano

«Lo fanno tutti. Kate Moss si è solo fatta beccare». Parola di Costantino, il ragazzo di periferia diventato un divo, uno che non ha mai fatto mistero dei suoi trascorsi con la cocaina. Tant'è vero che li ha raccontati anche nella sua autobiografia e non ha problemi a rievocarli. Parola di Costantino, che riecheggia quella di un'anonima modella delle passerelle londinesi: intervistata dai cronisti dell'Evening Standard, la ragazza confessa candidamente: «Non è un caso isolato. L'errore di Kate è stato di farsi beccare».
Insomma il «caso» Kate Moss non è un caso: l'inchiesta del quotidiano britannico racconta di cocaina ovunque, nel dietro le quinte di questa settimana della moda targata Londra. Lo fanno e lo sanno tutti, si dice. Eppure le immagini della Moss sul Mirror sono state definite «uno choc». «Quando ho sentito la notizia non sono rimasto stupito - racconta Costantino -. Sicuramente ha sbagliato, però esistono migliaia e migliaia di altre persone che lo fanno...». Anche a lui è capitato, quando ancora non era «Costantino», quando ancora frequentava locali e discoteche e non c'era serata che non passasse in compagnia della cocaina. Feste, belle donne, soldi che girano. Inevitabile cascarci? «La tentazione ce l'abbiamo tutti, prima o poi. È umano. Ciascuno poi può avere la forza di resistere alla tentazione, oppure no. Ma si può anche cadere e uscirne, come è successo a me».
La notte dei locali milanesi ma, anche, le frequentazioni nel mondo dorato, come quella volta in cui quel ricco industriale lo invitò nella sua villa, dove la cocaina scorreva a fiumi. Difficile resistere. «Io non giudico chi cade nella tentazione. Certo ci vuole molta forza di volontà per uscirne».
Costantino ce l'ha fatta: «Ormai la droga appartiene al passato: ho iniziato a sedici anni, e intorno ai diciannove-venti avevo già chiuso». Anche il passato di Kate è burrascoso. Ma il presente le è scoppiato fra le mani. Questione di «farsi beccare»: «Io ho deciso così, ho preferito essere trasparente, fin dall'inizio, sul mio passato, su tutto quello che avevo combinato prima di diventare “Costantino”. E l'ho fatto per mostrare quello che ero davvero e, anche, per farlo prima dei giornalisti...». Colpa dei giornalisti? «No, la colpa è di Kate Moss, come la colpa, allora, era mia. Però mi sembra che si stia esagerando. Insomma, lei ha sbagliato ma è adulta, vaccinata, ha anche una figlia». Già, e rischia anche di perdere l'affidamento.
E c'è anche chi pensa che le faccende della modella inglese non siano solo questioni private, come il capo della Polizia metropolitana londinese, Ian Blair, in prima fila nelle indagini avviate dopo le rivelazioni del Mirror: «Dobbiamo considerare l'impatto di comportamenti del genere sui giovani, che sono più vulnerabili». Non solo. Scotland Yard sta anche valutando «se ci siano elementi per procedere».
Altro che trasparenza. «Ha fatto un errore, come lo avevo fatto anch'io - commenta Costantino -. Ma non è un mistero quanto la droga sia diffusa. Si pensi al mondo dei rapper americani». Indagini, inchieste, fotografie sono solo ipocrisia, quindi? Costantino ci tiene a non demonizzare il mondo dello spettacolo: «Non succede solo in quest'ambiente. Altrimenti sarebbero tutti morti prima ancora di comparire in tv».
La sua autobiografia ha un titolo inequivocabile, Costantino desnudo. Nessun imbarazzo a raccontare l'esperienza di quel mondo, locali alla moda, discoteche dove giravano anche soldi dal profumo particolare. Un'inchiesta del settimanale Panorama ha testato il sapore dell'euro: 76 banconote su 76 - raccolte tutte presso i ritrovi più noti del capoluogo lombardo - hanno rivelato tracce di cocaina. Soldi usati per pagarsi da bere ma, prima, per una «sniffata». E i prezzi sono ormai super-popolari. Ci sono dosi che costano come una birra e un tramezzino, 12 euro. Nelle discoteche e nei ristoranti migliori i «clienti fidati» la trovano sul tovagliolo o attaccata sotto il tavolo. I bar di teatri, cinema e televisione sono un crocevia perfetto di smercio. La coca la trovi nei camerini, nel fard, negli ombretti, nel cerone. Al Ceis, Centro italiano di solidarietà, avvertono che il consumo è ormai diffuso in tutti gli strati sociali: chirurghi, piloti d’aereo, operai, poliziotti, manager, magistrati. La coca è trasverale, ubiqua e democratica. L'importante è non farsi scoprire.