USCIRE DAL FANGO

Alla fine non ce l’ha fatta. L’attacco al governo gli è venuto fuori. Ma i tempi sono stati impietosi e gli hanno regalato una figuraccia. Claudio Burlando ieri mattina ai microfoni di Radio24 ha scelto di mettere da parte il travestimento da uomo delle istituzioni e ha sfoderato la tessera del partito del «piove, governo (se di destra) ladro». Una tesi azzardata la sua. «Lo stato d’emergenza non rende automatico lo sblocco dei fondi. A febbraio il governo ha detto che non c’è più un fondo di Protezione civile, ma una sorta di assicurazione o un fondo da finanziare con l’accisa di un centesimo sulla benzina - ha provato a speculare sul fango - Dopo otto mesi, però, non c’è più il fondo e non c’è ancora lo strumento alternativo».
L’azzardo, però, è andato male. Questa sua dichiarazione è stata rilanciata dall’agenzia Ansa alle 11.07, mentre era già iniziato il consiglio dei ministri. E alle 11.41, la stessa Ansa aveva già diffuso l’annuncio del ministro Altero Matteoli: «Dichiarato lo stato di emergenza per le zone alluvionate della Liguria e della Toscana e stanziati subito 65 milioni di euro per i primi interventi».
Non solo. Tanto per far capire quanto il governo sia attento alla situazione del levante ligure e della Lunigiana, lo stesso Matteoli ha annunciato l’intenzione del premier Silvio Berlusconi di visitare le zone del disastro, forse martedì. Doppia figuraccia, alla quale Burlando ha provato a rimediare, facendo finta di avere comunque ragione lui: «Lo stanziamento dei fondi è un fatto positivo che rimedia un po’ a questo guaio di non avere più un fondo della Protezione Civile. Ci si è resi conto dei gravi danni arrecati alle infrastrutture, ai paesi e alle attività economiche». E Burlando non è stato lasciato neppure solo. «Ho sentito un deputato del Pd, intervistato da Radio Babboleo, dire che ora ci sarà da vedere se poi questi fondi arriveranno sul serio - fa presente il coordinatore ligure del Pdl, Michele Scandroglio - Vorrei invitare tutti ad abbassare i toni e a concentrarsi sulle cose da fare che sono molte». Il problema è che il comunicato diffuso al termine della riunione di governo fa presente come i 65 milioni immediatamente disponibili non siano certo gli unici, visto che, ha precisato ancora Matteoli, «questo non inficia la possibilità di reperire poi altre risorse dal fondo o dall’Europa». Ma non solo: «Tali fondi - è stato scritto nella nota di Palazzo Chigi - saranno integrati dal concorso delle Regioni colpite con l’aumento dei tributi di propria competenza». Quindi ora toccherà a Burlando stesso fare la sua parte. Tirare fuori altri soldi. Ed evitare, per usare le sue stesse parole, di sentirsi dire che in Regione «ci si è resi conto dei gravi danni arrecati».