Usciva di cella per lavorare ma «spacciava»

Un extracomunitario in semilibertà che, invece di recarsi al lavoro, esce dal carcere per spacciare davanti a un Sert, cioè uno dei centri creati dall’Asl per il recupero dalle tossicodipendenze. Dove i «clienti», dopo essersi disintossicati con il metadone, comprano cocaina da lui. Un minorenne italiano che, da solo, dentro un appartamento, consegna cocaina al suo «fattorino», un adulto che va a fare le consegne dello stupefacente e poi torna dal suo «mini-capo» per il prossimo recapito. Storie vere, seppur al limite del paradosso, che avvengono qui, a Milano. Due vicende pazzesche alle quali hanno messo fine i carabinieri del nucleo operativo della compagnia «Porta Magenta», guidati dal neo maggiore Valerio Liberati. Salah En Naour, 27 anni, marocchino, dopo l’uscita dal carcere di Opera, era atteso ogni mattina a Milano dalla sua donna in zona Forze Armate, precisamente in via val Cannobina proprio davanti a un Sert (servizio recupero tossicodipendenze). E lì,a seconda delle richieste dei tossicodipendenti che uscivano o stavano per entrare nella struttura ospedaliera, la donna consegnava al compagno le dosi di cocaina ed eroina da vendere. L’altroieri i carabinieri li hanno sorpresi in flagranza. E hanno portato poi a S.Vittore l’extracomunitario (che aveva in tasca 390 euro appena guadagnati) e la compagna. Ha appena compiuto 15 anni, invece, il piccolo pusher milanese arrestato e portato al «Beccaria» dagli stessi carabinieri. Lo hanno trovato a Baggio, in un appartamentino al secondo piano di un palazzo di via Nikolajevka, considerato un vero e proprio fortino dello spaccio. Il piccolo, quando i militari hanno fatto irruzione in casa, stava sniffando e, senza opporre resistenza, ha consegnato 28 grammi di cocaina pura, un bilancino, sostanza da taglio e ben 6.900 euro; a S. Vittore è finito invece il suo fattorino 36enne. Mentre non si trova l’affittuario dell’appartamentino, la madre del ragazzino - che vive nei pressi del lussuoso «Sporting Mirasole», in zona Ripamonti, ed è l’ex compagna di un pluripregiudicato - sostiene di non aver mai saputo nulla di quello che combinava il suo bambino.