«Useranno il pugno di ferro, come per Tienanmen»

Per Karan Thapar, noto anchorman indiano, Pechino non è disposta a compromessi

Karan Thapar, 52 anni, è il Bruno Vespa dell’India. Con 20 milioni di telespettatori conduce L’avvocato del diavolo ed altri seguitissimi talk show sulla tv indiana e sulla Cnn. Il famoso conduttore televisivo era ospite, ieri a Venezia, del terzo seminario indo-italiano per i media, organizzato dalla nostra ambasciata a Nuova Delhi.
Cosa pensa dei gravi scontri in Tibet?
«I tibetani vogliono mettere in difficoltà il governo cinese in vista delle Olimpiadi di Pechino. L’obiettivo è aprire una finestra sul mondo per pubblicizzare la loro causa e far cadere in grave imbarazzo le autorità cinesi. Autorità che negli ultimi tempi fanno di tutto per apparire con un volto umano. Penso che assisteremo ad un incremento degli scontri fino ad agosto quando si apriranno i Giochi olimpici».
C’è un black out delle notizie e delle immagini provenienti dal Tibet. Sarà possibile mantenere la censura?
«Tagliare completamente fuori dal mondo il Tibet è impossibile, ma cercheranno di rallentare il più possibile il flusso di notizie. La situazione che si è venuta a creare è un’opportunità per Europa e Stati Uniti di focalizzare l’attenzione sulla causa tibetana. Il Dalai Lama non chiede l’indipendenza, ma solo una vera autonomia».
Pensa che prima delle Olimpiadi di agosto ci sarà un altro massacro come a Tienanmen nel 1989?
«Chi ha assistito al massacro di Tienanmen oggi guida la Cina e quindi è possibile che la storia si ripeta. Penso che i cinesi agiranno con estrema durezza contro qualsiasi protesta, perché hanno poco tempo prima delle Olimpiadi. Tutto dipenderà dalla forza dei tibetani di portare avanti la rivolta, ma soprattutto dai media occidentali. Se la grande stampa manterrà l’attenzione sul Tibet allora i governi occidentali dovranno prendere posizione».
Pensa che gli appelli ad una resistenza non violenta del Dalai Lama fanno ancora presa sulla popolazione?
«Il Dalai Lama non abbandonerà mai la via della non violenza. Il movimento studentesco, invece, è pronto ad una sfida maggiore, anche ad azioni violente. Dipenderà molto da quanta pressione subirà la Cina. Se gli studenti capiscono che può servire alla loro causa gli appelli alla non violenza del Dalai Lama verranno ignorati».
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