«Usiamo i soldi dei ticket auto per le politiche della salute»

L’assessore De Albertis chiede i fondi. Pillitteri: «Referendum sulla tassa d’ingresso»

C’è qualche perplessità (o almeno desiderio di confronto) sull’introduzione del ticket antinquinamento per le auto, che è stata confermata come imminente dal sindaco, Letizia Moratti. In Comune si discute dell’utilizzo dei fondi (si tratta di 150 milioni di euro l’anno) e si parla di un referendum tra i cittadini. L’assessore regionale all’Ambiente, Domenico Zambetti, invita a confrontarsi sul provvedimento con i Comuni dell’hinterland prima di applicarlo: «Personalmente sono convinto che una misura unilaterale non produca gli effetti che si vogliono ottenere. Pur rispettando l’autonomia di Milano, credo che sia auspicabile un confronto con i Comuni della prima cintura».
Favorevole invece il presidente della Provincia, Filippo Penati, che però in cambio chiede di unificare la tariffa dei mezzi pubblici fino a Sesto Rondò e Cologno, così che a Milano e nell’hinterland si paghi lo stesso biglietto per prendere autobus e metropolitane.
Qualche distinguo arriva anche da Palazzo Marino. Carla De Albertis, titolare della Salute, chiede che i fondi vengano destinati anche al suo assessorato: «Nel momento in cui viene introdotto un ticket antinquinamento, è corretto destinare una parte dei fondi alle politiche della salute, dal momento che si è voluto istituire un assessorato apposito. Non trovo giusto che quei soldi finiscano solo in infrastrutture tipo l’asfalto antismog o le caldaie. Sarebbe bene destinarne una quota a politiche dirette per la salute dei cittadini». L’assessore ai Servizi civici del Comune, Stefano Pillitteri, ex presidente della commissione Trasporti, accarezza l’idea di un referendum. «Io sarei favorevole - spiega -. L’idea di confrontarsi con la città è giusta. Il referendum è il modo più tradizionale ed efficace» per farlo, senza contare che è gia stato usato nel 1985, quando era sindaco Tognoli, per decidere sulla chiusura del centro storico».
Zambetti, contrario all’idea del referendum, invita invece al dialogo istituzionale. «Io parto dal presupposto che non ci può essere un referendum per ogni azione di governo. I cittadini hanno espresso la loro volontà scegliendo una maggioranza e i politici sono ben consci di che cosa hanno detto in campagna elettorale e si comportano di conseguenza».