«Usiamo quei soldi per le Grandi opere»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Le risorse derivanti dall’andamento positivo delle entrate fiscali nel primo semestre 2006 dovrebbero essere utilizzate per le infrastrutture in modo tale da garantire la continuità di tutti i cantieri e «colmare i ritardi nel settore delle opere pubbliche». Parola del presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, figura di spicco di quel mondo confindustriale meno contiguo all’attuale maggioranza di governo. Sempre pronto a controbattere alle accuse retoriche di coloro che vedono negli imprenditori dei potenziali evasori, Squinzi in un colloquio con Il Giornale ha messo ancora una volta in evidenza il contributo dato dal sistema-Italia non solo alla ripresa economica, ma anche ai buoni risultati raggiunti dal fisco. E, al di là delle polemiche sulla paternità del boom delle entrate, ha riportato in auge il dibattito sull’Irap, un’imposta «contro chi vuole crescere» e che è stata già bocciata dalla Commissione Ue. Ed è sulla competitività delle imprese che adesso, secondo Squinzi, bisogna concentrarsi. Magari con una nuova legge Tremonti che renda meno onerosi gli investimenti per coloro che vogliono confrontarsi con la sfida del mercato globale, tanto cara al presidentre Montezemolo.
Presidente Squinzi, che ne pensa dell’andamento positivo delle entrate fiscali nel primo semestre 2006?
«La lotta all’evasione comincia a dare buoni frutti. Si tratta di dati che si riferiscono comunque al 2005 e che testimoniano che la ripresa è in corso. C’è che poi ognuno se vuol prendere i meriti».
È già cominciata la bagarre tra coloro che vorrebbero beneficiare del maggior gettito.
«Quello che è fondamentale è non bloccare il programma delle infrastrutture. Le risorse aggiuntive dovrebbero essere destinate a colmare i ritardi nel settore delle opere pubbliche. La reale situazione dei conti la conoscono in pochi, ma l’importante è non chiudere i cantieri».
Si potrebbe però pensare a una riduzione meno selettiva e più generalizzata del cuneo fiscale.
«Sarebbe sufficiente che ci venisse dato quello che è stato promesso (il taglio di cinque punti, ndr). Le infrastrutture sono quello che ci sta a cuore».
A proposito, il gettito Ires nei primi sei mesi 2006 è aumentato del 22,6% su base annua a 13,5 miliardi di euro. L’imposta sostitutiva per la rivalutazione dei beni aziendali ha consentito all’Erario di incamerare 2,5 miliardi. Le imprese, quindi, pagano.
«Nel nostro Paese si va molto per stereotipi. È vero, c’è il problema del sommerso. Ma grazie a quella “maledetta” Irap il gruppo Mapei in Italia ha un carico fiscale superiore al 50 per cento. Quella è una tassa contro chi vuole crescere».
Visto il positivo andamento delle entrate fiscali si potrebbe tornare a parlare anche di Irap.
«Il dibattito sull’Irap è scomparso nonostante il warning di Bruxelles. È un’imposta iniqua che penalizza le imprese che si battono sul mercato globale».
Il decreto Bersani-Visco ha già messo dinanzi alle imprese alcuni paletti: minore possibilità di ammortare i marchi ed equiparazione delle stock option a reddito, quasi un disincentivo alla quotazione in Borsa.
«Premesso che noi non abbiamo intenzione di quotarci, credo che sia giusto che le stock option in quanto remunerazione siano trattate come una fonte di reddito e dunque sottoposte alle aliquote Irpef. I marchi? Noi non li abbiamo mai ammortizzati. Certo, questo tipo di ammortamento può creare investimenti. Ma bisogna ricordare che un marchio si crea andando sui mercati. In compenso, credo che si possa adottare qualche misura che agevoli gli investimenti delle imprese che vogliono crescere».
Una specie di Tremonti-ter come promesso dal programma elettorale della Casa delle Libertà?
«Sì. Ma con molto focus sugli investimenti in ricerca e sviluppo».