Ustica, chiesti sei anni per due ex generali

La procura di Roma: condannate Ferri e Bartolucci per omessa comunicazione

da Milano

Sei anni e nove mesi di reclusione, condonati quattro anni della pena: è la richiesta fatta dal procuratore generale Maria Monteleone a conclusione del processo di appello per la strage di Ustica che vede imputati i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci e Franco Ferri accusati di omessa comunicazione al governo di informazioni che avrebbero potuto agevolare la ricerca della verità sul tragico disastro avvenuto il 27 giugno del 1980, quando nel mare di Ustica precipitò il Dc9 di Itavia con a bordo 81 persone tra passeggeri e componenti dell'equipaggio. In primo grado Lamberto Bartolucci e Franco Ferri si erano visti applicare la prescrizione per il capo di imputazione riguardante l'omessa informazione alle autorità politiche della presenza la sera dell'incidente di altri aerei nei cieli di Ustica.
In sostanza, la Corte aveva ritenuto che l'omessa comunicazione dei dati, di cui i due generali erano venuti in possesso dopo il disastro, non dovesse essere qualificata sotto il profilo dell'impedimento per l'autorità politica delle sue prerogative (che non è coperta da prescrizione) ma sotto quello del lieve turbamento che è coperto invece dalla prescrizione. Diametralmente opposto il pensiero della pubblica accusa, tant'è vero che oggi, nel corso della lunga requisitoria, il pubblico ministero Maria Monteleone, che nell'intervento era stata preceduta la scorsa udienza dal collega Erminio Amelio, ha sostenuto che coscientemente i due ufficiali non hanno fornito informazioni alle autorità politiche, informazioni che avrebbero potuto agevolare la ricerca della verità e risolvere un mistero che fino ad oggi ha impedito di punire i veri responsabili di quella strage.
Lamberto Bartolucci, all'epoca dei fatti Capo di stato maggiore dell'Aeronautica, e Franco Ferri, sottocapo dello stesso organismo, secondo i pubblici ministeri non fornirono al governo nei sei mesi successivi al disastro i risultati dell'analisi del tracciato radar Marconi, che parlava della probabile presenza di aerei non identificati nei pressi del Dc9 dell'Itavia e del contenuto di una nota nella quale si faceva riferimento al possibile ruolo di altri aerei nel disastro. Nel comportamento dei due ufficiali fu identificata l'accusa di alto tradimento relativamente a varie ipotesi accusatorie dalle quali però in primo grado furono assolti.
In sostanza, la pubblica accusa non ha condiviso le conclusioni alle quali erano giunti i giudici di primo grado relativamente al fatto che la Corte «nonostante le risultanze processuali fossero tali da giustificare la condanna, aveva poi preso in considerazione l'ipotesi più lieve, rilevando che con il loro comportamento i due ufficiali avevano creato soltanto turbamento e non impedimento nell'attività dell'autorità politica». Dopo l'intervento del pubblico ministero Maria Monteleone sono cominciati gli interventi difensivi e il processo, secondo le previsioni fatte dalla Corte, dovrebbe concludersi il 15 dicembre prossimo.