Usura, su 400 sos solo 2 denunciano gli aguzzini

De Corato: «Tante richieste in 3 mesi, ma pochi hanno il coraggio di uscire allo scoperto»

Lucia oggi è tornata a vivere. A chi si trova nella sua situazione, dice che «non bisogna avere paura, ma armarsi di coraggio e lottare». Mesi fa, sommersa dai debiti verso la banca e con la casa pignorata, è finita nelle mani degli usurai. «Volevo aprire la bombola del gas e suicidarmi»», confessa. Anche Franca, titolare di un negozio di bomboniere a Milano, voleva farla finita. «Ero disperata, se non mi avessero fermata avrei ingerito un flacone di pastiglie, trascinando con me anche mio marito e mio figlio», ammette. Una telefonata in lacrime, il 31 ottobre, al vicesindaco che l’ha messa in contatto con l’associazione «Sos Italia libera» le ha ridato la speranza. La storia di Silvia invece è girata a Mariano Comense. Titolare di un’agenzia immobiliare, quando si è trovata sommersa dai debiti ha chiesto aiuto «persone insospettabili», un odontotecnico e il suo complice che in cambio di interessi «un po’ più alti» delle banche erano disposti a prestarle denaro. «Peccato che quel “qualcosina” in più era il 100% - racconta -. Sono entrata in un meccanismo che è durato due anni, io e i miei genitori abbiamo perso tutto, soldi e affetti». Silvia è stata anche picchiata dai suoi aguzzini, finché ha trovato il coraggio di denunciarli. Tre storie di usura che in comune hanno la disperazione, ma anche la speranza restituita da una telefonata al numero verde 800.667733 (attivo 5 giorni su 7 dalle 9 alle 18), quello dell’Ufficio vittime di violenze e reato del Comune, che le ha messe in contatto con l’associazione anti-racket Sos Italia libera. Sono state 400 negli ultimi 3 mesi le persone che si sono rivolte al centro, ma solo due hanno avuto il coraggio di denunciare gli strozzini. «Purtroppo - spiega il presidente Paolo Bocedi - prevale l’omertà, la vergogna». Palazzo Marino 2 anni fa ha stabilito una convenzione tra l’Ufficio vittime di violenze, che ha sede in via De Calboli 1 - e nei primi sei mesi del 2006 ha ricevuto oltre 1.680 telefonate, il 12% per casi di truffa e usura - e Sos Italia libera, per aiutare sia psicologicamente che legalmente le vittime dell’usura.
«Purtroppo - commenta il vicesindaco Riccardo De Corato - non molti hanno il coraggio di uscire dall'anonimato e denunciare gli aguzzini, il problema è aiutare le persone impaurite a uscire allo scoperto». Da qui l'appello di Bocedi: «Milano non è terra di mafia, ma il problema esiste, ed esiste il fenomeno dell'usuraio della porta accanto. Il solo modo per uscirne e accedere al fondo per ripagare i debiti è la denuncia».