Ute Lemper, incantatrice con note e versi

Fascinosa, ammaliatrice, Ute Lemper è forse la più grande interprete della grande tradizione berlinese, quella del cabaret, dai tempi di Bertolt Brecht: la incontriamo in una sala del Piccolo Teatro, dove è ospite (graditissima) di Milano per tre giorni di grande musica. Stasera tocca a «Voyage. A journey through the world of music and poetry», canzoni di Leo Ferré, Edith Piaf, Jacques Prevert, Jacques Brel, Astor Piazzolla, Kurt Weill, Ute Lemper, Joni Mitchell: canzoni di tutto il mondo, in yddish, in lingua ebraica e araba. Domani sarà la volta di «Angels of Berlin, Spirit of the Berlin Cabaret from 1920 to today», le canzoni di Kurt Weill, Bertolt Brecht, Friedrich Hollaender, Hanns Eisler, Kurt Tucholsky, Franz Waxman, Ute Lemper, Kander and Ebb.
«Ho una valigia a Berlino» il primo concerto, un itinerario tra musica e poesia, una suite di frammenti legati a un percorso personale, ma anche a un universo culturale riconoscibile. Weill è il leader della grande Europa a lungo dimenticata (quella slava, quella araba e quella ebraica). Brel, il tango d’autore. «È una piece di teatro che racconta un paradiso perduto; ci parla di oggi e di noi», scriveva Ute Lemper a proposito dell’album Illusion.
L’atmosfera ruvida e fumosa del cabaret storico berlinese si pone ancora al centro delle serate successive, sabato e domenica: con «Angels of Berlin» nel quale Ute Lemper torna a confrontarsi con le sue passioni primarie: «È vero anche per me quello che cantava Marlene Dietrich: “Ich hab noch einen Koffer in Berlin, ho ancora una valigia a Berlino”. Adesso vivo tra New York e Berlino: ma anche se il mio cuore è rimasto in Germania, non rinuncio a tornare in Europa ogni volta che posso: perché sono legata al vecchio mondo, al modo di vivere in Europa. C’è una grande differenza nel modo di pensare europeo e quello americano. Ci sono delle differenze culturali non indifferenti tra il modo di pensare di un abitante di New York e quello, ad esempio, di Berlino o, poniamo, Londra e Parigi. Abito sempre a New York perché ho la mia famiglia. Anche se non amo l’America, i miei figli non potrebbero vivere senza la compagnia dei loro amici e io anche quando giro un film faccio tre giorni sul set e tre giorni a casa». Ute Lemper è una grande incantatrice: alla Dietrich.
Voyage oggi ore 20.30
Angels over Berlin, domani (ore 17.30) e domenica (ore 16)
Piccolo teatro, largo Greppi