Utero in affitto, la Francia prepara una legge

La proposta è in discussione al Senato. E nell'Europa dell'Est è boom per le società che offrono le prestazioni di amdri surrogate. La liberalizzazione riguarda solo le coppie eteosessuali

Da Parigi, ma anche da Roma e Berlino, si va in Ucraina, o comunque a est, per affittare un utero. Il fenomeno è talmente vasto che la Francia pensa a una legge per consentire le gravidanze per conto terzi. Sono sempre di più, infatti, le coppie europee con problemi d’infertilità a recarsi a Kiev, o in Repubblica ceca, o in Polonia. Nei paesi dell’est europeo la maternità surrogata non è illegale e si è trasformata in un business.

"Madri in affitto. Remunerazione a partire da 3.000 euro", dice una pubblicità su un giornale della capitale ucraina. La fotografia ritrae una ragazza bionda e sorridente. C’è un numero di telefono. Nel paese, lo stipendio medio mensile è di circa 200 euro e sarebbero un centinaio all’anno le donne che mettono a disposizione il proprio utero a cliniche private. Esiste anche un grande mercato nero parallelo. Le coppie francesi, tedesche, italiane e spagnole attratte dal baby business hanno fatto sorgere un’industria. Soltanto in Ucraina, secondo Le Figaro, ci sarebbero una ventina di centri specializzati in maternità surrogata, 17 nella Repubblica ceca, 40 in Polonia.

Chi cerca un utero in affitto a est può spendere da 15 mila a 30 mila euro, meno che negli Stati Uniti, dove le tariffe partono da 50 mila dollari e salgono anche oltre i 120 mila. Il mercato più economico è in India, importante meta per il turismo della fertilità. Le cliniche offrono pacchetti: affitto dell’utero, biglietti aerei, appartamenti per chi vuole rimanere vicino alla gestante, assistenza legale. Sul sito dell’associazione ucraina «La vita felice» si possono trovare soluzioni di ogni tipo: dall’"Economical" a 2.500 euro al "VIP" a 26.500. Il sito spiega che i rapporti tra madre surrogata e i genitori biologici sono regolati da contratto. Il paese in cui il dibattito è più vivo è in questo momento è la Francia. Dalle 300 alle 400 coppie all’anno vanno all’estero per cercare una soluzione ai propri problemi d’infertilità: coppie eterosessuali e anche gay. La legge vieta la pratica dal 1994.

E’ illegale anche in Italia, Spagna e Germania, mentre è permessa in Gran Bretagna, Belgio, Grecia, Canada e negli Stati Uniti. A Parigi, il 25 ottobre del 2007 la corte d’Appello ha riconosciuto che Sylvie e Dominique Mannesson, coppia gay, sono i genitori di Isabelle e Léa, nate da una maternità surrogata negli Stati Uniti. Ma sono la maggior parte i francesi che, dopo aver trovato la soluzione all’estero, tornano in patria e scoprono di non poter registrare il neonato come proprio figlio. Lo stato rifiuta di far comparire il nome della madre, biologica ma non gestante, sui documenti.

Un sondaggio francese, dell’Agence de la biomédicine, pubblicato nel 2007, rivela che il 53 per cento della popolazione è favorevole alla legalizzazione della maternità surrogata. Proprio ieri, un gruppo di lavoro del Senato di Parigi, costituitosi a gennaio sull’onda della sentenza Mennesson, ha proposto all’Assemblea, dopo uno studio durato sei mesi, una proposta di normativa per la legalizzazione regolamentata della maternità per conto terzi, in vista della revisione della legge bioetica nazionale, prevista per il 2009.

Hanno fatto parte del comitato che ha studiato la questione una cinquantina di persone tra senatori, medici, avvocati. La presidente, la socialista Michèle André (il comitato è misto, i due relatori sono dell’Ump, partito del leader Nicolas Sarkozy), spiega che l’obiettivo è evitare la commercializzazione della pratica: «Sempre più paesi autorizzano la maternità surrogata - ha detto - situazione che genera un vero e proprio turismo procreativo. Se non andiamo verso la legalizzazione, lasceremo spazio a pratiche lucrative». Un portavoce del Senato francese ha spiegato ieri al Giornale che la proposta, avanzata da alcuni senatori, non rappresenta la posizione di tutti i membri dell’Assemblea.

Ha inoltre rivelato che le sue linee guida parlano della possibilità di rendere legale la maternità surrogata soltanto per coppie eterosessuali e in età fertile. Un giudice dovrebbe inoltre avere l’ultima parola sulla scelta della madre surrogata: non potrà mai essere la nonna.