Va bene l’ippica a un ippico ma senza confondere i ruoli

Ernesto Cazzaniga*

Ormai, ad oltre un mese dall’insediamento del governo e del nuovo (non per l’ippica), ministro delle Politiche agricole professor De Castro - al quale approfitto per fare i migliori auguri di buon lavoro - non abbiamo notizie di alcun genere su cosa penserà di fare lo stesso nei nostri confronti. Ci pare un silenzio un poco strano e speriamo non foriero di amare sorprese. Il ministro è sicuramente una persona discreta e non ciarliera come il suo successore all’epoca, Pecoraro Scanio che un giorno si e l’altro pure rilasciava dichiarazioni il più delle volte a ruota libera. E continua ancora oggi. Davanti a questo apprezzabile riserbo e in assenza di ogni altra indicazione, se non l’unica dichiarazione, con la quale pare abbia assicurato il settore, che a capo dell’ippica ci sarà un ippico. Non si può che, come gli aruspici, cercare di interpretare i segni (evitando accuratamente in questo caso l’esame degli interiori). Il primo segnale apprezzabile, è avvenuto con la remissione di incarichi direttivi da parte di un noto personaggio ippico, Guido Melzi d’Eril, organico alla proprietà e alla gestione di società di Corse, molto vicino al ministro. Poi, come al solito «radio ippica», ha fatto circolare mezze ammissioni, sussurri e cosi via. A questa unica e solitaria dichiarazione d’intenti del ministro, l’ippica non può che gioire, sono anni che chiediamo un ippico per gestire l’ippica che possa comprendere i nostri problemi e cosi via. Il problema però, pensiamo non sia di cosi facile soluzione, al di là delle dichiarazioni di intenti. Non vi è nulla di personale contro il personaggio che parrebbe in predicato di assumere l’incarico, se non alcuni aspetti che non possono essere sottovalutati o ignorati, emersi in una precedente esperienza dello stesso. Esperienza malamente stroncata dal succitato Pecoraro Scanio, per motivi di incompatibilità. Non senza sottacere alcuni appunti rilevati nella precedente esperienza gestionale, censurati dalla magistratura contabile.
Inoltre, non è che il ministro può spacciare per ippico un organico alle società di Corse. Un ippico per essere definito tale dovrebbe essere a mio avviso un allevatore o un proprietario a tutto campo e non altro. Perché diversamente si ricade nella cosa più pericolosa per la gestione di un Ente pubblico, la confusione dei ruoli. Tra le “benemerenze” del personaggio abbiamo a suo carico un ruolo attivo nella chiusura dell’ippodromo di galoppo di Torino venduto alla Juventus. Non mi pare proprio sia il caso di continuare su questa strada. In una parola, alla dichiarazione del ministro su un ippico a gestire il settore, non può servirci in tavola una minestra riscaldata, è una cosa che l’ippica non dovrebbe subire. In questi anni la politica ha fatto con l’ippica di tutto e di più, dovrebbe bastare ciò che è stato fatto. Come si dice in questi casi: abbiamo già dato. Sia pure faticosamente e tra mille problemi oggi il settore si avvia ad un risanamento finanziario che non dovrebbe essere turbato nel suo delicato equilibrio raggiunto attraverso sacrifici notevoli. Sacrifici gravati sulle spalle degli allevatori e proprietari, in nome dei quali tutti a parole dicono di volerne fare gli interessi. Provi per una volta la politica a dimostrare coerenza tra parole e fatti. Grazie poi al caldo straordinario, ben al di sopra delle medie stagionali, abbiamo le solite manifestazioni aggravate dall’andamento climatico, dell’ormai noto Maurizio Mattii. Nel sito Internet, formalmente di una categoria di guidatori, ma di fatto al servizio personale di Mattii, scatenato su tutti i campi possibili. Una particolare foga in occasione delle elezioni dell’Unione proprietari trotto, con un sostegno incondizionato alla candidatura di un avvocato napoletano che a suo dire dovrebbe, miracolo dei miracoli, riunificate la variopinta rappresentanza dei proprietari, che lo stesso Matti ha contribuito sino a ieri ad alimentarne le divisioni, come del resto ha fatto con la categoria dei guidatori. Evviva la coerenza!. Nelle ultime uscite si è sentito investito della carica di ministro del Lavoro, dispensando indicazioni, anzi ordini, sui prossimi pensionamenti a suo giudizio necessari ed imminenti, nei confronti di soggetti che a differenza di Mattii, probabilmente la pensione, anche dorata, se la possono pagare da soli e non hanno certo necessità di ricorrere alle esauste casse dell’Unagt (Associazione rappresentata dallo stesso).
* ex presidente dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)