«Va bene un po’ di fifa, ma niente panico»

Professor Legrenzi, per i sondaggi americani, il nostro nuovo stress si chiama denaro...
«Purtroppo i dati parlano chiaro: fino ad un anno fa il terrorismo era la prima fonte di stress, ora il denaro, inteso come mutuo da pagare, debiti, posto di lavoro a rischio è diventata, oltreoceano la maggiore preoccupazione quotidiana».
Quindi la stiamo puntualmente importando, considerato quel che sta accadendo?
«C’è questo rischio, ma gli italiani sono profondamente differenti dagli americani diciamo pure che sono più saggi e, quindi, sono sempre stati meno disinvolti con il denaro, nell’investire e nell’indebitarsi. Tutto sommato credo che, per non farci prendere dal panico, bastino poche contromisure».
Per cortesia ci illumini lei, ordinario di psicologia allo Iuav di Venezia, con la sua esperienza...
«La mia esperienza mi invita a suggerire agli italiani di servirsi della propria esperienza per uscire da questa crisi. Vede, questa crisi non è certo peggiore di quella del 2003, anzi, per certi versi, almeno in Europa, nel 2003, si sono vissuti nei mercati finanziari momenti decisamente più preoccupanti. Ecco, la memoria del passato, dell’esperienza passata anche se poi dimenticata con il ritorno alla tranquillità, dovrebbe essere l’antidoto migliore per superare la paura».
Vero è che, dopo aver visto analisti duri e risoluti mettere le loro cose negli scatoloni e traslocare sulle panchine del parco qualche certezza, comprensibilmente, viene meno...
«Anche queste figure sono un po’ diverse in Italia. Da noi il rapporto con il consulente che in banca ci orienta negli investimenti è simile a quello di un amico con cui ci si confida. Di conseguenza entra in ballo il rapporto fiduciario che è una concausa delle nostre paure d’oggi. Ci si sente traditi se la Borsa cade a picco e se gli investimenti si sono rivelati dei flop, ma traditi più da un amico che da una figura professionale. Di fatto tutto si riconduce alla perdita di fiducia. E la fiducia è lunga da costruire, facile da bruciare e lunghissima da ricostruire».
Scusi, ma quando tutti si danno alla fuga è un po’ difficile rimanere fermi...
«Verissimo. Ma, posto che un po’ di sana fifa aiuta a scongiurare le sciagure, bisogna avere la forza di applicare, anche nel nostro personalissimo mondo finanziario, la mai arrugginita massima del riflettere prima di agire. In altre parole il piccolo o medio risparmiatore dovrebbe avere il coraggio e la lucidità, memore dell’esperienza di non svendere per svendere. Non ha senso un tale comportamento e non è giustificato dalle circostanze...».
Parola d’ordine quindi don’t panic, ovvero un messaggio di ottimismo...
«Quando le persone si preoccupano troppo e si fanno prendere dal panico, commettono azioni di cui quasi sempre si pentiranno. Noi non siamo abituati, per tradizione secolare, a quello che si definisce sfasamento temporale. Abbiamo orizzonti corti, siamo abituati a ragionare su progetti a breve termine e a prendere decisioni immediate, come facciamo per i piccoli progetti quotidiani. Ma l’andamento della Borsa, la sua crisi, dev’essere affrontato con un po’ più di distacco, se non si vuole soccombere».
Ci garantisce che non finiremo tutti in analisi per disintossicarci da titoli, obbligazioni, eccetera?
«Direi che se gli italiani si ricordano di essere italiani, anche in questa circostanza, non si dovrebbe correre questo rischio. Se quello che è successo sui mercati è stato l’effetto combinato di una serie di cause che non si erano mai verificate prima, l’evento era imprevedibile e non imprevisto. Teniamo lucidamente presente questo concetto e così non cadremo in depressione».