Va in pensione la voce del Papa

Andrea Tornielli

Elegantissimo, con il sorriso sempre stampato sulle labbra, capace di conservare i segreti e sviare l’attenzione dei giornalisti, abile nel «condire» con aneddoti, dichiarazioni e frasi ad effetto ogni avvenimento, creando notizie. Con l’uscita di scena dalla Sala Stampa vaticana di Joaquín Navarro-Valls, 69 anni, spagnolo dell’Opus Dei, se ne va il grande riformatore dell’immagine mediatica del papato, l’uomo che Giovanni Paolo II aveva voluto al suo fianco nel 1984 e che poco a poco è diventato non soltanto «portavoce» (incarico che non esiste in Vaticano), ma anche consigliere, uomo immagine e in alcuni casi discreto ed efficace ambasciatore.
Laureato in medicina, specializzato in psicologia sociale, gli veniva attribuito persino un inesistente passato da torero fino a quando lui stesso tenne a precisare di non essersi mai trovato ad affrontare l’inferocito bovino. Sotto la sua direzione la Sala Stampa vaticana si è trasformata sul modello di quella del Congresso degli Stati Uniti e il flusso di informazioni uscite dal Vaticano e finite sui media mondiali è aumentato in modo quasi esponenziale durante la sua gestione. Tra i momenti memorabili della sua direzione c’è stata sicuramente la visita di Papa Wojtyla alla nuova Sala Stampa, nel 1994: in quella occasione un Navarro visibilmente emozionato presentò al Pontefice polacco un computer dicendogli: «Qui ogni giorno compare tutto ciò che il Papa fa e dice...». E Wojtyla, sornione, commentò: «...se dice!». Dopo una lunga esperienza di corrispondente del quotidiano spagnolo Abc, per il quale ha svolto anche reportage in zone di guerra, Navarro al momento della chiamata di Giovanni Paolo II era presidente dell’associazione della stampa estera a Roma. Forte del rapporto diretto e personale con il Pontefice, da direttore della Sala Stampa si è trasformato in vero portavoce e interprete di Wojtyla, con il quale ha collaborato all’edizione dei libri che a partire dal 1994 il Papa ha scritto e pubblicato. Arrivando persino a indossare un naso da pagliaccio per riuscire a far ridere l’anziano e malato Pontefice, al quale il Parkinson aveva trasformato il volto in una maschera fissa, e immortalare così in una foto un momento di serenità. Tutti lo ricordano commosso, alla vigilia della morte di Giovanni Paolo II, quando a sorpresa gli era stato chiesto che cosa provasse e lui non aveva retto all’emozione.
Nel suo lungo servizio come portavoce gli «incidenti» si contano nelle dita di una mano: la rivelazione di alcune mosse diplomatiche della Santa Sede in Africa durante un viaggio papale nello Zimbabwe, che irritarono la Segreteria di Stato e lui fu costretto a smentire di averle fatte; un inesistente incontro dato invece per avvenuto tra il Papa e il premio Nobel Rigoberta Menchú in Guatemala nel 1996, l’annuncio che Wojtyla era affetto da un «virus sconosciuto» quando invece si trattava di appendicite. Quisquilie, soprattutto se rapportate alla mole di lavoro, viaggi, iniziative, eventi storici del quale è stato testimone a fianco del Pontefice, consigliandolo, inventando le conferenze stampa sull’aereo, e contribuendo in modo determinante a veicolarne il messaggio. Nel 1994 viene inserito nella delegazione vaticana alla Conferenza Onu del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo. Alla vigilia del viaggio papale a Cuba è lui a fare da ambasciatore discreto di Wojtyla, riuscendo a instaurare un buon rapporto con Fidel Castro.
Anche per questo, a partire dal 2000, si erano intensificate le voci che davano per imminente la sua promozione a rappresentante pontificio alle Nazioni Unite, primo laico a ricoprire questo incarico. «Fantasie», aveva smentito lui. Così come fantasiose erano le voci - pure circolate - che lo vedevano addirittura assurgere al ruolo di «cardinale laico».
Il suo rapporto privilegiato con il Papa e il suo ruolo di regista mediatico di molti gesti di Wojtyla, lo hanno portato più di qualche volta, in passato, a scontrarsi con la Segreteria di Stato. L’ultimo episodio noto, in ordine di tempo, appartiene al nuovo pontificato: la piccola crisi diplomatica provocata dalla mancata citazione di Israele tra i Paesi vittime degli attentati terroristici di quei giorni. Era stata pubblicata una nota molto dura nei confronti del governo israeliano e al momento della rappacificazione, il cardinale Sodano aveva lasciato intendere all’ambasciatore di Israele che quel testo era solo una nota della Sala Stampa. Navarro non fece il caprio espiatorio raccontando una verità sotto gli occhi di tutti: il comunicato proveniva dalla Segreteria di Stato.
Quale sarà il futuro dell’ormai ex portavoce, che qualche settimana fa aveva reso pubblico il suo desiderio di andarsene nel corso di un’intervista televisiva su «La 7»? Ieri Navarro-Valls era a Sirmione a ritirare un premio, ma nei prossimi giorni sarà a Les Combes, dal Papa, per salutare i giornalisti e concludere in questo modo il suo mandato. «Non lavorerò in Vaticano», ha assicurato agli amici. Probabilmente resterà in Italia, anche se c’è chi sussurra che in Spagna c’è chi lo vorrebbe come leader dell’opposizione al premier Zapatero.
Andrea Tornielli