Va punito, ma anche compreso

Premetto subito e chiaramente che Cassano ha sbagliato e deve essere «giustamente» punito. Veltronianamente soggiungo «ma anche compreso». Non voglio cercare di assumermi la non richiesta difesa d'ufficio del giocatore blucerchiato che altre persone molto meglio preparate sapranno esercitare nelle sedi opportune ma, per emettere una sentenza «giusta» ed imparziale, occorre tenere presenti aggravanti ed attenuanti. Nella fattispecie le aggravanti sono ormai ben note e risapute per cui le ometto dandole per scontate. Per semplice spirito dialettico, desidero soffermarmi invece brevemente sulle attenuanti. Secondo le asserzioni di alcuni eminenti opinionisti il soggetto presenta disturbi della personalità abbisognevoli di costante controllo e rieducazione. Detto in parole povere, il giovane talento (ma non campione...) rappresenterebbe un caso clinico! Se così fosse, ci troviamo di fronte ad una quanto meno parziale incapacità di intendere e di volere per cui sussisterebbero già elementi in parte giustificanti. Si tengano inoltre presenti le condizioni ambientali e lo scarso livello culturale in cui, per sua stessa ammissione convalidata da testimonianze giornalistiche, è cresciuto e maturato il cosiddetto «talento di Barivecchia». Nè va sottaciuto il suo sempre corretto comportamento sportivo tenuto in campo, inteso nel senso che mai è si è reso responsabile di falli gravi o violenze gratuite commesse nei confronti degli avversari con cui, per contro, ha mantenuto rapporti cordiali ed amichevoli, ad eccezione dei normali contrasti di gioco. Credo si possa affermare, senza tema di essere smentito, che Cassano per sua natura è dotato di una sola capacità: quella di possedere una istintiva genialità nel trattare uno strano oggetto rotondo e rimbalzante che si chiama pallone. Sa quindi giocare magistralmente a calcio, unico mestiere che è in grado svolgere egregiamente e che gli ha finora procurato gioie (e notevoli benefici economici) e dolori. Aggiungiamoci pure che non gode di eccessive simpatie nell'ambito di talune caste formate da allenatori, dirigenti e colleghi di Nazionale, di cui non facciamo il nome... (Cannavaro e Zambrotta fra gli altri).
È chiaro che il sentirsi emarginato da certi ambienti non agevola il suo inserimento in contesti sociali che gli mostrino, invece, affetto e comprensione come egli ha palesemente richiesto e trovato nella Sampdoria. A questo punto mi chiedo e chiedo a chi ha l'obbligo morale e materiale di giudicarlo e contestualmente tutelarlo: vogliamo aiutarlo o permettiamo che vada per la sua strada che, ovviamente, non lo porterà molto lontano? Vogliamo tendergli la mano cercando di recuperarlo alla normalità comportamentale oppure lo lasciamo a se stesso perdendo un vero talento naturale che dà gioia vederlo giocare? Consentiamo a feroci assassini, stupratori, rapinatori e delinquenti di ogni risma di godere dei più ampi benefici e tolleranza che vanno ben al di là di ogni umana comprensione; è stato sentenziato che rivolgere un «buffone» od un «vaffa...» al Presidente del Consiglio dei ministri e rappresentanti delle Istituzioni non è reato (!!!) e vogliamo ora distruggere la carriera e forse anche il futuro di un ragazzo cresciuto nei carrugi della capitale pugliese che nel calcio ha trovato la sua dimensione?
Punito si, ma per favore non rovinatelo! Molto cordialmente.