VA IN RADIO IL VERO FACCIA A FACCIA

A campagna elettorale chiusa e urne aperte, finalmente si può dire. I veri faccia a faccia, gli scontri diretti più interessanti, non sono andati in onda in televisione. Si sono visti alla radio. E il discorso vale soprattutto per il duello Berlusconi-Prodi. Che su Radiorai ha perso alcune delle caratteristiche soporifere che l’hanno accompagnato su Raiuno. È stato proprio un’altra cosa. Intendiamoci, non è che Berlusconi e Prodi abbiano fatto un apposito faccia a faccia radiofonico. Si parla sempre dello stesso doppio duello, moderato la prima volta da Clemente Mimun e la seconda da Bruno Vespa, con le domande di Marcello Sorgi e Roberto Napoletano. Ma l’effetto radiofonico è stato completamente diverso. Perché, complice l’alto volume dei microfoni, la radio ha amplificato ogni sospiro, ogni sbuffo, ogni pausa imbarazzata. Ed ha fornito un quadro dei due contendenti molto più veritiero ed efficace di quello televisivo.
Lo stesso risultato è stato ottenuto dai confronti fra le coalizioni e dalle conferenze stampa organizzate dalla Tsp, la testata parlamentare della Rai, andati in onda in diretta sia in televisione che alla radio. E anche in questo caso le onde di Radiouno hanno funzionato meglio della televisione. Perché la radio, annullando ogni sovrastruttura visiva o di immagine, permetteva di cogliere al meglio la forza delle domande e la forza delle risposte, quando c’era. In questo caso, parlo anche per esperienza diretta, visto che ho avuto la fortuna di partecipare personalmente alla conferenza stampa dei Pensionati, designato dal leader del partito ed eurodeputato Carlo Fatuzzo che ha avuto il coraggio intellettuale - lui candidato con l’Unione - di designare me, cronista del Giornale, che non gli ha fatto alcuno sconto.
Ma, anche uscendo dagli spazi istituzionali, la campagna elettorale in radio ha vinto comunque perché è in radio che Berlusconi ha cantato da Fiorello; è in radio che Prodi si è vantato dei suoi successi podistici dai microfoni di Deejay chiama Italia; è in radio che il presidente del Consiglio ha firmato la prima e l’ultima parte della campagna elettorale, facendo un tour attraverso tutte le emittenti più significative del panorama dell’etere, con una particolare sensibilità nei confronti di quelle più radicate nel territorio e ascoltate fra i giovani; ed è in radio che il Professore ha dato del matto a un interlocutore che lo criticava.
Infine, è in radio che Romano Prodi è fuggito dall’ultimo confronto con Radio anch’io, dopo aver confermato per un mese la sua presenza e dopo che la Rai aveva predisposto per lui gli studi di Genova anziché quelli di Roma. Il prof e il suo portavoce Silvio Sircana si sono arrampicati sugli specchi per giustificarsi, ma il direttore di Radiouno Bruno Socillo li ha stanati: «Prodi è liberissimo di cambiare idea. Solo avremmo gradito un po’ di rispetto per i nostri ascoltatori e per chi, come noi, lavora tutti i giorni per assicurare al meglio un’informazione corretta e qualificata». È la fotografia della campagna elettorale.